Petizione del Masci sulla questione morale

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Il Consiglio Nazionale del MASCI, riunito a Roma dal 28 al 30 gennaio 2011, guarda con preoccupazione a ciò che sta avvenendo in questi giorni nel nostro Paese.

La questione morale è diventata definitivamente questione politica e sociale e una riflessione a riguardo non più essere rinviata o trascurata.

Oggi la questione morale non riguarda più solo l’etica pubblica (corruzione, evasione fiscale, falso in bilancio, contiguità con la criminalità organizzata,..) ma tocca pesantemente la morale personale.

Ma non cogliamo nel nostro Paese quella indignazione alta e diffusa, quella vergogna collettiva che ci saremmo aspettati, al massimo sconcerto: indice di una grave assuefazione etica.

Chi si occupa di educazione non può essere indifferente: deve pretendere da chiunque abbia una responsabilità pubblica (dall’ultimo “magister” del MASCI al Presidente della Repubblica) un comportamento etico e morale irreprensibile; persone capaci di essere prima e più esigenti con se stessi che con gli altri, perché si richiede a chi ha responsabilità pubblica di essere un modello ed un esempio, in quanto i suoi comportamenti creano costume e cultura.

Saremmo degli irresponsabili se non avessimo presente questo preoccupante degrado culturale.

La questione morale ci interpella direttamente, siamo chiamati ad occuparci dei nostri compiti con grande senso di responsabilità.

Non c’è dubbio che esistono ambiti della vita personale, in cui è sempre presente anche la tentazione ed il peccato, che debbono essere compresi e protetti.

Tuttavia non è più accettabile una farisaica distinzione tra etica pubblica e morale privata, tra pubbliche virtù e vizi privati.

Non c’è dubbio che la propria casa è il luogo degli affetti e delle relazioni alla quale deve essere limitata ogni intrusione, è tuttavia  inaccettabile pensare che dentro le mura di casa ognuno possa fare quello che vuole.

In primo luogo perché chi accetta di assumere responsabilità pubbliche accetta consapevolmente la riduzione della propria sfera privata, ma soprattutto perché è proprio dentro le mura di casa che si compiono molte nefandezze: tra le mura di casa, scrivendo la dichiarazione dei redditi, si può evadere il fisco; è tra le mura di casa che maggiormente gli uomini usano violenza alle proprie donne; è tra le mura di casa che si abusa dei minori.

Ma c’è ancora un altro aspetto delle vicende di questi giorni che ci ha indignato profondamente: la constatazione che ai grandi drammi del nostro paese non viene data abbastanza visibilità.

Lunedì 17 uno dei maggiori quotidiani italiani dedicava le prime tredici pagine, con dovizia di foto, ai personaggi che compongono la scena delle vicende del Presidente del Consiglio e solo due pagine a un’importante intervista all’AD della FIAT Marchionne. Lo stesso avveniva e continua ad avvenire ancora oggi su tutti i mezzi di comunicazione (di destra e di sinistra).

Se la prima notizia ha a che fare con i comportamenti di una persona che ricopre altissime responsabilità nazionali e quindi deve interessare tutti, l’intervista a Marchionne presenta con lucidità e determinazione una ricetta ( che si può condividere o meno) la  quale, per affrontare la globalizzazione e uscire dalla crisi,  cambia radicalmente il sistema delle relazioni industriali, modifica il rapporto capitale lavoro, forse cancella definitivamente quello che resta dello stato sociale, determina una nuova idea della rappresentanza sindacale.

Una ricetta che ci obbliga a riflettere sul 10% di disoccupati, sul 29% di disoccupazione giovanile (che in alcune regioni del sud supera il 50%), sui due milioni e 200.000 “invisibili”, giovani che non studiano, non lavorano ma neanche cercano più un lavoro, una ricetta che rischia di far crescere le disuguaglianze in un paese dove il 10% della popolazione possiede il 50% della ricchezza, dove l’11% dei cittadini vive sotto la soglia di povertà.

Ci piace, in fine,  far nostro questo brano:

“Cercare la colpa è molto più facile e più rassicurante che non interrogarci sulle responsabilità che possono anche coinvolgerci, metterci in gioco. La colpa permette di incontrare il colpevole, o presunto tale. E in questo modo ci permette di liberare la nostra coscienza. Liberarla da quei sottili vincoli che ci uniscono gli uni agli altri. La responsabilità, anche quella di indignarci (ndr) invece è un itinerario molto più complesso, perché ci obbliga a ragionare, a stare nei termini della corresponsabilità. Dalla colpa alla responsabilità è itinerario di difficile attuazione, perché sembra quasi, e in questi tempi lo si vive quotidianamente, che abbiamo bisogno di colpe, di colpevole, di liberarci dai sensi di colpa, mentre dovremmo ritrovare una capacità adulta, serena, di assumere le nostre responsabilità e la vera maturità del nostro vivere. E a questo proposito don Tonino Bello scriveva: “Noi non solo dobbiamo correre in aiuto del fratello che geme sotto la sua croce personale, ma dobbiamo anche individuare, con coraggio e intelligenza, le botteghe dove si fabbricano le croci collettive.. E piccole succursali di queste botteghe, veramente oscure, esistono anche nelle nostre città”.

Chiediamo

a chi riveste responsabilità pubbliche:

–  rigore, dignità personale , moralità, etica pubblica, buon esempio, come prevede la Costituzione italiana.

–  moralità alta anche se i comportamenti non dovessero avere rilevanza penale

a chi ha responsabilità nell’informazione:

–  rigore e completezza da coniugare a sobrietà, misura e rispetto di ogni persona

Chi ha a cuore il bene comune e la dignità della persona, chi sceglie la strada dell’educazione sa bene che non si può attendere oltre, che occorre una svolta decisa, non è a rischio solamente il prestigio del nostro paese nel mondo, c’è un rischio di corruzione profonda e di degrado del costume collettivo.

Occorre passare dallo sconcerto alla vergogna, all’indignazione.

Invitiamo a sottoscrivere il presente documento sul sito www.masci.it

–       tutti i censiti nel MASCI e in tutte le organizzazioni scautistiche presenti sul territorio nazionale

–       tutti coloro che, negli anni, hanno condiviso quella promessa che impegna ognuno di noi a prestare il proprio servizio “ponendo il proprio onore nel meritare fiducia”

–       tutti coloro che, avendo percorso strade diverse, ne condividono il contenuto.

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