L’Italia unita al di la della retorica

Il gruppo culturale della Comunità Valpolcevera ha preparato un programma per il triennio 2010 -2013. Si è svolto il primo incontro che ci ha guidato attraverso il Risorgimento fino alla fine del XIX secolo.

Il lavoro è stato presentato ad un bel gruppo di interessati presso la sede dell’Associazione Don Lino ai Broxi.

Il programma della serata prevedeva l’intervento di un duo Piano e voce che ha interpretato alcuni canti e opere del Risorgimento.

Proponiamo di seguito i testi e immagini che abbiamo selezionato per riflettere sul vero significato del Risorgimento, per capire le origini della società contemporanea con tutti i suoi problemi.

La serata si è conclusa con la degustazione della Torta di Mazzini: da una ricetta scritta dal Patriota alla madre durante il suo esilio inglese.

Introduzione musicale Fratelli d’Italia

Un inno e una bandiera

Goffredo Mameli

9 dicembre 1847 Un gruppo di giovani tra cui Goffredo Mameli  si radunarono nell’albergo de la ville via di sottoripa ( Palazzo Serra Gerace) la sera della vigilia della manifestazione di Oregina  organizzata  per festeggiare l’anniversario dell’insurrezione di Portoria ( 101° anniversario della cacciata degli Austriaci da Genova) Riuniti a banchetto patriottico, cantarono, danzarono e lessero poesie.  Mameli declamò gli inni fratelli D’Italia e Dio e popolo. Un mese prima Mameli si era rivolto al maestro di musica Michele Novaro che aveva conosciuto nelle strade del suo quartiere per trasporre in note il suo inno. Il maestro ricevette il manoscritto a Torino durante una festa in casa dei Lorenzo Valerio. Lo lesse tra l’entusiasmo generale e d’impeto compose al pianoforte la musica.

10 dicembre 1847 Dopo la manifestazione di Oregina Mameli consegnò al rettore dell’università di Genova uno dei vessilli tricolori della Giovine Italia che erano stati sventolati durante il corteo al quale avevano partecipato oltre 35000 patrioti da tutta la penisola. Era la prima volta che il tricolore appariva in pubblico a simboleggiare l’Italia unita e repubblicana.

PARTE N 1

Il 48 in Europa

Nel 1848 tutta l’Europa viene sconvolta dalle rivoluzioni e succede quello che  è diventato un modo di dire popolare: un quarantotto. Nemmeno trent’anni dopo la Restaurazione, una generazione di giovani nati in un’epoca di oppressione assoluta, figli di quell’aristocrazia e di quella borghesia che traevano vantaggio dalla restaurazione, si ribella allo stato delle cose. Insieme a questa generazione di ragazzi colti, c’è anche una generazione di contadini affamati, analfabeti, che  sono stufi di essere strozzati dalle tasse o di operai che lottano insieme ai giornalisti per la libertà di stampa.

Tensione politica e crisi economica fecero esplodere la situazione interna e internazionale degli stati europei secondo due direttrici rivendicative fondamentali:

–       lotte liberali e nazionali nei  paesi politicamente divisi o soggetti a regimi assolutistici ( impero asburgico, Germania, Italia  ) per l’indipendenza e la costituzione

–       rivendicazioni democratiche in paesi a  regime liberal-moderato  ( Francia) dove esplose la lotta tra borghesia e proletariato

Rivoluzione di Parigi

Scoppiò a Febbraio abbattè la monarchia, instaurò un regime democratico e studiò provvedimenti per migliorare la condizione operaia 

II 48 in Italia

Il 17 marzo scoppiò la rivolta a Venezia,il 22 il presidio austriaco abbandonò la città che restaurò la gloriosa repubblica di S:Marco

Il 18 iniziò la so

mmossa a Milano dove si combattè sulle barricate,finchè il 23 il Maresciallo Radetzky si ritirò nel quadrilatero..Ciò mosse Carlo Alberto a dichiarare guerra all’austria, con un proclama ai popoli della Lombardia e di Venezia in cui affermava di intervenire perla difesa della causa italiana

Intervento 1A     5 giornate di milano

L’origine dell’insurrezione milanese fu tutt’altro che epica; anzi fu quasi banale. Il 1° gennaio del 1848, infatti, a Milano andò in scena quella «che fu forse la prima concertata campagna antifumo della storia contemporanea»: i nobili e i borghesi di questa città, che ormai di austriaco aveva solo la tassazione, decisero di contestare il governo di Vienna attraverso il boicottaggio del tabacco.

Il giorno di capodanno, i milanesi smisero di fumare». Ne nacquero ore di forti tensioni, che sfociarono il 3 gennaio in una strage di civili: quando, infatti, un soldato austriaco – colpevole di fumare con gesti ostentati – fu colpito al volto da un milanese, scoppiò una rivolta che vide la guarnigione austriaca intervenire violentemente contro la folla di cittadini accorsi concitati. Ci furono, tra questi ultimi, sei morti e cinquanta feriti; la «rivolta del tabacco» fu dunque sedata, ma poche settimane dopo Milano sarebbe stata teatro delle più famose «cinque giornate», dando il via alla Prima Guerra d’Indipendenza

Stacco musicale

PARTE N 2

Prima guerra di indipendenza

La guerra non diede i risultati sperati anche perché Carlo Alberto tra aprile e luglio esitò  a sfruttare il vantaggio iniziale, forse per la preoccupazione di ottenere l’annessione della Lombardia e del Veneto al regno sabaudo.

Tanto era stata generale e fulminea l’esplosione vittoriosa del 48, quanto fu generale nel giro di un anno la sconfitta della primavera dei popoli in tutta Europa. Il fallimento significò la sconfitta dell’iniziativa democratica e repubblicana e purtroppo generò conseguenze negative che si evidenziarono nel ventennio successivo: infatti sia in Germania che in Italia la conquista dell’unità e dell’indipendenza nazionale avverrà sotto l’egemonia delle forze conservatrici, mentre nei paesi capitalistici avanzati lo scontro sociale fra le classi si farà sempre più acuto. Tuttavia, nonostante la sua deludente conclusione, il 48 fece constatare lo slancio e lo spirito di iniziativa nazionale di vaste masse popolari e contribuì a formare vere e proprie correnti politiche  caratterizzate da precisi programmi e contenuti ideali, volte a prefigurare un’Italia unita e indipendente, ma fortemente divise sui metodi da usare e sulle ideologie che le ispiravano.

Intervento   2A   Mazzini

L’ideale mazziniano era che l’Italia fosse  unita e liberata dal basso, cioè attraverso l’azione del popolo. Questa visione era fondata su un progetto ‘Dio  e popolo’ ma in parte anche sulla realtà. Parlò per primo di uno  Stato di tipo unitario e, per la forma di governo, dichiara le proprie idee repubblicane.

Secondo lui il governo di Cavour non era interessato al principio di un’Italia unita, ma semplicemente ad allargare i confini dello stato Sabaudo.

Unificata l’Italia Mazzini tornò ad attaccare il nuovo governo della nazione: “ non c’è chi possa comprendere quanto mi senta infelice quando vedo aumentare di anno in anno, sotto un governo materialista e immorale, la corruzione, lo scetticismo sui vantaggi dell’unità, il dissesto finanziario e svanire tutto l’avvenire della mia Italia ideale” ( dal suo giornale “L’Italia del popolo”

Intervento 2 B  Garibaldi

Garibaldi, nato mazziniano e repubblicano, capì che occorreva coinvolgere anche le forze moderate  per unire l’Italia e liberare Roma. Da democratico disilluso e convinto che la strategia mazziniana sia fallita, prende atto che c’è un regno come quello sabaudo, che accetta l’ipotesi della costruzione di uno stato italiano e capisce che senza l’appoggio della monarchia sabauda il risorgimento si concluderebbe in un fallimento Garibaldi ha ben chiaro sin dal marzo del 1860 che la spedizione al sud si deve fare in nome  di Vittorio Emanuele II e deve portare all’annessione del sud al regno sabaudo

Dopo l’unificazione del paese attaccò violentemente gli speculatori rerrieri che affamavano i contadini e li mise in guardia dal rischio che il popolo affamato si affidasse allo straniero

“ Possidenti italiani adoperatevi ad acquistarvi l’affetto dei dipendenti, non speculate sul povero o non potrete aspettarvi da lui solo che ribrezzo e odio”  Da una lettera del 1877

Intervento 2 C  Cavour

Cavour pensava ad un’Italia del Centro nord con una parte dello stato della chiesa e il papa come presidente onorario della confederazione. Il progetto dell’impresa di mille cambiò le carte in tavola e il ministro giocò una partita diplomatica molto tortuosa: lanciò messaggi rassicuranti alle grandi potenze europee soprattutto alla Francia di Napoleone III In sostanza diceva: Non sappiamo nulla e non abbiamo nulla a che fare con Garibaldi; se sapessimo interverremmo per  fermarlo. In realtà il ministero degli interni sapeva quello che stava accadendo a Genova. E come potevano muoversi 1000 uomini per la città senza dare nell’occhio e poi lo stesso G aveva informato il re dell’iniziativa Ma, non ostacolò seriamente la partenza da Quarto della spedizione dei Mille. Permise a di ufficiali dell’Esercito sabaudo di raggiungere Garibaldi in Sicilia. Infine, inviò le truppe che permisero la definitiva sconfitta di Francesco II In quello che fu il suo più famoso discorso alla camera il 27 marzo 1861 disse:

“L’indipendenza dello stato del Papa, fatta dipendere dal potere temporale, è un errore perché quando lil potere temporale di un principe invece di somministrargli armi e denari lo costringe ad andare a mendicare dalle potenze soldi e  è evidente che il potere temporale non è un argomento di indipendenza ma di dipendenza assoluta

Stacco musicale

PARTE N 3

Reazione al 48

Dopo i rivolgimenti del 48-49 la reazione si abbattè su molti stati europei. Mentre nell’Europa orientale si riaffermava l’assolutismo, in Occidente la borghesia moderata faceva trionfare i principi monarchico-costituzionali. Anche in Italia il Piemonte mantenne la costituzione e per opera di Cavour il regno sabaudo realizzò notevoli progressi in campo civile e democratico. Ma la preoccupazione maggiore di Cavour era quella di inserire il Piemonte nel gioco politico europeo allo scopo di risolvere il problema italiano attraverso i normali rapporti diplomatici e le alleanze con le altre potenze, specialmente con la Francia..  Per  questo  Cavour impegnò  il Piemonte nella guerra di Crimea a fianco di Francia e Inghilterra grazie a questa mossa  potè sollevare per la prima volta la questione italiana in sede internazionale e garantirsi l’alleanza francese nella II guerra di indipendenza Mentre la  guerra segnava il trionfo dei principi monarchici, l’armistizio di Villafranca restituì l’iniziativa al partito d’azione che con la spedizione dei mille diede un apporto decisivo al processo

Intervento  3 A  Abba  Da quarto al Volturno

– Venite con noi, vi vorranno tutti bene.

– Non posso.

– Forse perché siete frate? Ce n’abbiamo già uno. Eppoi altri monaci hanno combattuto in nostra

compagnia, senza paura del sangue.

– Verrei, se sapessi che farete qualche cosa di grande davvero: ma ho parlato con molti dei vostri, e non mi hanno saputo dir altro che volete unire l’Italia.

– Certo; per farne un grande e solo popolo.

– Un solo territorio…! In quanto al popolo, solo o diviso, se soffre, soffre; ed io non so che vogliate farlo felice.

– Felice! Il popolo avrà libertà e scuole.

– E nient’altro! – interruppe il frate: – perché la libertà non è pane, e la scuola nemmeno. Queste cose basteranno forse per voi Piemontesi: per noi qui no.

– Dunque che ci vorrebbe per voi?

– Una guerra non contro i Borboni, ma degli oppressi contro gli oppressori grandi e piccoli, che non sono soltanto a Corte, ma in ogni città, in ogni villa.

PARTE 4

La nascita del regno d’Italia

Dopo le annessioni Garibaldi istituì un governo provvisorio cercando di venire incontro ai problemi politici e sociali del sud ma la popolazione diede luogo a sanguinose rivolte contro i proprietari terrieri, mentre anche i ceti borghesi cominciarono a diffidare di Garibaldi e del movimento democratico che aveva preso potere A Bronte, sulle pendici dell’Etna, la contrapposizione era forte fra la nobiltà latifondista rappresentata dalla britannica Ducea di Nelson, dalla proprietà terriera, dal clero locale e dalla società civile.

Il 2 agosto al malcontento popolare si aggiunsero diversi sbandati, e scattò la scintilla dell’insurrezione sociale. vennero appiccate le fiamme a decine di case, al teatro e all’archivio comunale. Quindi iniziò una caccia all’uomo e ben sedici furono i morti fra nobili, ufficiali e civili, prima che la rivolta si placasse. Il Comitato di guerra, creato in maggio per volere di Garibaldi e Crispi,  allo scopo di evitare sanguinose rese dei conti, decise di inviare un distaccamento a Bronte per sedare la rivolta e fare giustizia in modo esemplare. Per riportare l’ordine giunse un battaglione di garibaldini agli ordini di Nino Bixio.

INTERVENTO  4 A   Bronte

Dopo lo sbarco de i Mille, nell’entroterra siciliano si erano accese molte speranze di riscatto sociale da parte soprattutto della media borghesia e delle classi meno abbienti. A Bronte, Il 2 agosto  scattò la scintilla dell’insurrezione sociale: vennero appiccate le fiamme a decine di case, al teatro e all’archivio comunale. Quindi iniziò una caccia all’uomo e ben sedici furono i morti fra nobili, ufficiali e civili, prima che la rivolta si placasse. Il Comitato di guerra decise di inviare un distaccamento di garibaldini agli ordini di Nino Bixio.per sedare la rivolta e fare giustizia in modo esemplare. Il tribunale misto di guerra in un processo durato meno di quattro ore giudicò ben 150 persone e condannò alla pena capitale cinque persone. La sentenza venne eseguita mediante fucilazione il 10 agosto, all’alba.

12 agosto 1860, proclama originale di Bixio, successivo alla esecuzione

Abitanti della Provincia di Catania

Gli assassini, ed i ladri di Bronte sono stati severamente puniti – Voi lo sapete! la fucilazione seguì immediata i loro delitti – Io lascio questa Provincia -… Però i Capi stiino al loro posto, abbino energia e coraggio, abbino fiducia nel Governo e nella forza, di cui esso dispone – Chi non sente di star bene al suo posto si dimetta, non mancano cittadini capaci e vigorosi che possano rimpiazzarli. Le autorità dicano ai loro amministrati che il governo si occupa di apposite leggi e di opportuni legali giudizi pel reintegro dei demanî – Ma dicano altresì a chi tenta altre vie e crede farsi giustizia da se, guai agli istigatori e sovvertitori dell’ordine pubblico sotto qualunque pretesto. Se non io, altri in mia vece rinnoverà le fucilazioni di Bronte se la legge lo vuole. Il comandante militare della Provincia percorre i Comuni di questo distretto.

Randazzo 12 agosto 1860.magg gen  NINO BIXIO.

PARTE 5

Nasce il Regno d’Italia

Il 17 marzo 1861 il primo parlamento nazionale ratifica l’avvenuta  unificazione e proclama Vittorio Emanuele II  re d’italia

Intervento   5 A  Remigio Zena  Consigli agli elettori

Il buon esito delle elezioni dipenderà  assolutamente dalla lista che si farà: occorrono dei nomi di personalità simpatiche e conosciute e lasciare nella penna tanti bravissimi individui appartenenti a circoli cattolici ma nulli come amministratori pubblici. Lo ripeto perché è  un punto essenziale si dice che anche le nullità possono votar bene ed è vero, ma le nullità non possono sostenere la baracca quando minaccia di crollare anzi la trascinano a terra perché c’è sempre l’uomo di ingegno che si impone audacemente su tutti e caduto lui gli altri restano come pulcini nella stoppa…

Intervento   5 B elezioni del parlamento unitario DATI

Su 26 milioni di abitanti  il diritto di voto fu concesso a 419936 circa l’1,8% Si recarono a votare 239583 e i voti validi furono 170567, dei quali70000 erano impiegati statali. Furono eletti 85 fra principi, duchi, marchesi, 28 ufficiali 72 fra avvocati medici e ingegneri

Stacco musicale

PARTE 6

Il difficile avvio dello stato unitario

Governi della destra storica 1861-1876 i problemi da risolvere :

– colmare il disavanzo del bilancio ( tassa sul macinato e sui beni  di consumo)

– completamento dell’Unità ( Veneto annesso dopo la III guerra di indipendenza 1866, Roma dopo la breccia di Porta Pia dei bersaglieri

– regolamentazione dei rapporti tra stato e chiesa ( legge delle guarentigie rifiutata dal papa che impedì ai cattolici di partecipare alla vita politica)

– iniziare l’alfabetizzazione del paese ( legge casati )

Nel 1876 si conseguì il pareggio del bilancio ma altri gravi problemi rimasero insoluti e il governo Minghetti cadde. La carica fu conferita a DePretis, guida della sinistra

Intervento  6 A   legge Casati

La legge Casati esprimeva la cultura politica dei liberali piemontesi alla vigilia dell’unificazione politico-militare della penisola confermando la volontà dello Stato di farsi carico del diritto-dovere di intervenire in materia scolastica a fianco e in sostituzione della Chiesa cattolica che da secoli deteneva il monopolio dell’istruzione. La legge istituiva una scuola elementare articolata su due bienni e obbligatoria  solo per il primo biennio. Dopo la scuola elementare il sistema si divide in due: Ginnasio (a pagamento) e le scuole tecniche Ma il censimento del 1871 attestò un notevole peggioramento dell’analfabetismo rispetto alla situazione pre-unitaria perché non si misero mai in atto controlli severi sull’applicazione della legge

Intervento 6 B  Brigantaggio

5210 condanne a morte, 6564 arresti, 54 paesi rasi al suolo, 1 milione di morti. Queste le cifre della repressione consumata all’indomani dell’Unità d’Italia dai Savoia. La prima pulizia etnica della modernità occidentale operata sulle popolazioni meridionali dettata dalla Legge Pica, promulgata dal governo Minghetti del 15 agosto 1863 “per la repressione del brigantaggio nel Meridione”. Questa legge istituiva, sotto l’egida savoiarda, tribunali di guerra per il Sud ed i soldati ebbero carta bianca:fucilazioni, anche di vecchi, donne e bambini, divennero cosa ordinaria e non straordinaria. Un genocidio la cui portata è mitigata solo dalla fuga e dall’emigrazione forzata,: “O briganti, o emigranti” migliaia questi uomini furono concentrati dei depositi di Napoli o nelle carceri, poi trasferiti con il decreto del 20 gennaio 1861, che istituì “Depositi d’uffiziali d’ogni arma dello sciolto esercito delle Due Sicilie”. La Marmora ordinò ai procuratori di «non porre in libertà nessuno dei detenuti senza l’assenso dell’esercito». Per la maggior parte furono stipati nelle navi peggio degli animali (anche se molti percorsero a piedi l’intero tragitto) e fatti sbarcare a Genova, da dove, attraversando laceri ed affamati la via Assarotti, venivano smistati in vari campi di concentramento istituiti a Fenestrelle, S.Maurizio Canavese, Alessandria, nel forte di S.Benigno in Genova, Milano, Bergamo, Forte di Priamar presso Savona, Parma, Modena, Bologna, Ascoli Piceno ed altre località del Nord. In quei luoghi, veri e propri lager, ma istituiti per un trattamento di “correzione ed idoneità al servizio”, i prigionieri, appena coperti da cenci di tela, potevano mangiare una sozza brodaglia con un po’ di pane nero raffermo, subendo dei trattamenti veramente bestiali, ogni tipo di nefandezze fisiche e morali. Per oltre dieci anni, tutti quelli che venivano catturati, oltre 40.000, furono fatti deliberatamente morire a migliaia per fame, stenti, maltrattamenti e malattie.

Governi della Sinistra Storica 1876-1896 problemi da risolvere

– analfabetismo ( legge Coppino 1877 ribadisce istruzione obbligatoria almeno fino alla II elementare

– diritto di voto ( legge elettorale 1882 esteso a  chi ha frequentati 2 anni di scuola o pagava almeno 20 lire di tasse annue

– industrializzazione (industria idroelettrica acciaierie di Terni meccaniche Breda Ansaldo

– ossessione di portare il paese in posizione adeguata a livello internazionale (per questo fu acquistata la baia di Assab dalla compagnia Rubattino da cui partì l’avventura coloniale nell’Africa orientale

– risanamento degli squilibri tra nord e sud ( insoluto perchè non si fece mai la riforma agraria chiesta dal sud, anzi Crispi occupò militarmente la Sicilia che protestava e condannò i capi sindacali)

Dopo la sconfitta di Adua Crispi si dimise nel 1896   

Intervento 6 C  Legge coppino

La legge Coppino è uno dei punti qualificanti del programma e della politica della Sinistra Storica. Essa introduce l’obbligo scolastico prima del triennio poi dei 5 anni delle elementari. Inoltre definisce sanzioni  severe per i genitori degli studenti che non adempiono a tale obbligo Le spese per il mantenimento delle scuole rimasero, però, a carico dei singoli comuni, i quali, nella maggior parte dei casi, non erano in grado di sostenerle e dunque la legge non fu mai attuata pienamente. Nonostante questo, la Legge Coppino, insieme alla riforma di democratizzazione dello stato con la legge elettorale del 1882, ebbe una rilevante importanza e contribuì in buona misura ad una diminuzione sempre crescente dell’analfabetismo nell’Italia di fine Ottocento

Intervento n 6  D emigrazione

Genova, il più grande scalo del paese è anche il principale porto di partenza dei migranti verso le Americhe. A inizio ottocento dalle sue banchine si sono imbarcati i primi pionieri provenienti dalle vallate circostanti (entroterra del savonese e del levante ligure, in particolare da Chiavari). Li hanno accompagnati e seguiti i rifugiati politici del risorgimento e poi, dopo l’unità, una vasta corrente transoceanica di uomini e donne in cerca di lavoro, provenienti da tutto il settentrione , destinata  a durare sino al nuovo secolo.

Nel 1875, a seguito di innumerevoli critiche negative sull’efficienza del porto di Genova da parte sia della stampa estera che di personaggi di spicco (Mark Twain), lo stato decide di prestare attenzione iniziando uno studio statistico sulle partenze dei migranti da Genova.

I numeri sono alti. Si calcola che fra il 1861 e il 1874 da Genova quasi 200.000 persone lasciarono il nostro paese. A seguito di questo e con una donazione del Duca di Galliera, si avviò un ampio progetto di ammodernamento del porto.

L’emigrazione è stata una pagina cruciale per la storia dell’Italia.Dal 1840 al 1920 sono emigrati verso l’America 55 milioni di Europei. Dall’Italia solo dal 1880 al 1920 14.500.000 provenienti da tutto il paese

Dal 1901 al 1914 2.700.000 provenienti per la maggior parte dal sud.

Nel 1914 si è bloccato il flusso migratorio a causa della 1^Guerra Mondiale.

L’America attira emigranti per il bisogno di braccia per la costruzione delle infrastrutture (ponti, strade, dighe), per l’agricoltura, per l’industria.Questo sviluppo consente all’America di esportare verso l’Europa grano, macchinari competitivi, contribuendo ad aumentare le difficoltà dell’industria europea costretta a riduzioni di personale ed aggiungendo disoccupazione a disoccupazione che a sua volta spinge grandi masse all’emigrazione verso l’America.

In America, bisognosa di mano d’opera, si affacciano intermediari che organizzano il viaggio per l’emigrante procurandogli il biglietto di viaggio, l’ospitalità e anche l’aiuto alla ricerca del lavoro.

Intorno a tutto questo non mancò l’imbroglio.Un esempio: braccianti veneti partiti con un biglietto per il trasporto in nave venduto da un intermediario, al loro arrivo a Genova, scoprono che il nome della nave indicata sul biglietto non esiste. Costoro, per la vergogna di tornare indietro, restarono a Genova ed alcuni trovarono lavoro presso l’Ansaldo, grande industria già radicata sul territorio (fondata nel 1853).

In questo periodo si sviluppa l’informativa amicale e parentale per mezzo della lettera dando così un grosso contributo all’alfabetizzazione degli italiani.Nel 1861 l’Italia contava 25 milioni di persone. Solo 600.000 conoscevano l’italiano. Gli altri solo i dialetti

Intervento 6 E  Seconda  rivoluzione industriale

La seconda rivoluzione industriale che viene cronologicamente riportato al periodo compreso tra il congresso di Parigi (1856) e quello di Berlino (1878) e in particolare all’ultimo decennio del 1800 .fu una trasformazione economica che portò da un sistema agricolo-artigianale-commerciale ad un sistema industriale. Venivano utilizzate macchine azionate da energia meccanica, nuove fonti energetiche, e mezzi di produzione concentrati nella fabbrica. La grande innovazione della seconda rivoluzione industriale fu l’introduzione dell’elettricità, dei prodotti chimici e del petrolio. Nacquero nuove classi sociali quali gli operai che ricevevano un salario per il loro lavoro e il capitalista industriale . Crebbe anche il sistema ferroviario, che portò ovviamente come conseguenza uno sviluppo dei commerci . Si svilupparono anche le navi , furono infatti costruiti, grazie allo sviluppo della metallurgia, scafi in ferro e in acciaio. Nel 1869 fu creato il canale di Suez che permise il traffico tra l’Atlantico settentrionale e l’oceano Indiano. Le fabbriche e i capitali cominciarono a concentrarsi nelle mani di poche grandi società, danneggiando ovviamente quelle più piccole. Un altro aspetto che caratterizzò questa rivoluzione fu il progressivo prevalere del capitalismo finanziario rispetto a quello industriale , con quindi l’intrecciarsi di interesse tra banche e industrie.Un periodo molto importante che permise agli operai di cominciare a protestare e opporsi alla classe borghese, protesta che, si può dire, continua a che oggi.

A partire dal 1870 ci fu un crescendo di scoperte e rivoluzioni. L’acciaio permise nuove soluzioni nel campo della meccanica e il cemento armato, nel 1870 in quello delle costruzioni. Lo stesso modo di produrre mutò a fondo:accanto a macchine sempre più evolute, in grado di prendere il posto dell’operaio comparve la catena di montaggio: un lavoro difficile, come costruire un auto, veniva ora diviso in tanti piccoli lavori semplici che anche un analfabeta sapeva svolgere.Il I settori in cui si ebbero i maggiori risultati furono quello metallurgico con l’acciaio, quello chimico e quello elettrico. Nel settore metallurgico, giocarono un ruolo fondamentale la realizzazione del Convertitore Bessemer e il Forno Martin-Siemens. Essi permisero la realizzazione di macchine e utensili più robusti e resistenti del ferro che causava problemi per la sua tendenza ad usurarsi rapidamente.
Nel campo chimico, vi furono tra le industrie, fortissime competizioni che portarono in pochissimi anni alla scoperta di nuovi prodotti come fertilizzanti, coloranti sintetici, ammoniaca, dinamite, soda e prodotti farmaceutici quali cloroformio, disinfettanti e analgesici. Più lento fu invece lo sviluppo dell’apparato elettrico ancora in via di sperimentazione ed ebbe un deciso incremento solo dopo il 1870, quando si produssero i primi generatori (dinamo e motore elettrico, nonostante fossero già in uso da un bel pezzo, risultarono poco convenienti e poco versatili per i processi produttivi)

Stacco musicale

PARTE 7

Età  dell’Imperialismo Tra la fine dell’800 e gli inizi del 900 le grandi potenze europee attuarono una politica estera basata sulla sottomissione politica, militare ed economica di molte regioni del mondo. I primi stati europei ad attuare tale politica furono Gran Bretagna e Francia, seguiti poi dal Belgio, dalla Russia, dalla Germania, dall’Italia. che intraprese in ritardo una politica imperialista conquistando Eritrea, Somalia  alla fine dell’ottocento e Libia sotto il ministero Giolitti   L’ideale romantico di nazione si trasforma in un gretto nazionalismo che esalta la funzione preminente di una nazione sulle altre. La filosofia e la cultura di questo periodo tendono distruggere i valori della ragione in nome di principi superiori come la  volontà di potenza e l’intuizione   Possedere un impero coloniale significa avere grande prestigio internazionale, affermare la  potenza della  propria  nazione  sulle altre serve anche a dimostrare la superiorità della razza bianca sulle altre.. Infatti alla fine dell’Ottocento è opinione diffusa che l’uomo bianco sia superiore agli altri per motivi biologici e culturali, quindi ha il compito di portare la civiltà negli altri continenti. Tale razzismo viene anche giustificato con l’incapacità dei popoli conquistati di utilizzare proficuamente le proprie ricchezze, rendendo necessario l’intervento delle nazioni superiori.

Intervento 7 A  Nietzche  la volontà di potenza

Ogni volta che ho trovato un essere vivente, ho anche trovato volontà di potenza; e anche nella volontà di colui che serve ho trovato la volontà di essere padrone. Il debole é indotto dalla sua volontà a servire il forte, volendo egli dominare su ciò che é ancora più debole: a questo piacere, però, non sa rinunciare. E come il piccolo si dà al grande, per avere diletto e potenza sull’ ancora più piccolo: così anche ciò che é più grande dà se stesso e, per amore della potenza, mette a repentaglio la sua vita. “. La volontà di potenza é alla base della stessa volontà di verità e di ogni posizione di valori. Ma in queste forme la volontà di potenza é puramente reattiva, si afferma solo come reazione agli altri e quindi in qualche modo dipende ancora da essi. In ogni caso, non sono nè i fini nè le intenzioni a costruire la forza che dà l’impulso all’azione, ma una quantità di energia accumulata la quale non attende che di esplicarsi: l’unica forza agente é la volontà di potenza

Intervento 7 B  Gobineau

L’Essai sur l’inégalité des races humaines (1853-1855) del conte A. de Gobineau

Gobineau classificò le razze nere, gialle e bianche a seconda della struttura sociale e della società che avevano prodotto. Le razze gialle si erano mostrate abili nel commercio e nell’industria, ma incapaci di guardare al di là di siffatte conquiste materiali. Le razze nere erano incapaci di produrre società stabili ed erano sempre bisognose di controllo esterno. Soltanto la razza bianca rappresentava tutto ciò che egli riteneva nobile: una superiore spiritualità, l’amore per la libertà e un codice personale fondato sull’onore. Gobineau si servì di tale classificazione “scientifica” delle razze allo scopo di delineare un modello per la sua epoca. Il libro ebbe scarsa popolarità e influenza, ma resta significativo come indicazione del successivo orientamento del razzismo nel quale tendevano ormai ad emergere giudizi e valutazioni di natura esplicitamente non scientifica

Parte n 8

La belle epoque

Gli ultimi venti anni dell’Ottocento furono relativamente per l’Europa anni di pace e di relativo benessere, condizioni che continuarono negli anni successivi, fino al 1914. Questo periodo fu chiamato belle èpoque (francese=”epoca bella”). La società borghese del tempo era convinta di vivere un’epoca di pace e di prosperità , di avere davanti a sè un avvenire migliore.L’invenzione della fotografia aveva  creato una grossa rivoluzione nella tecnica della riproduzione : il suo campo espressivo era l’immagine di un’azione colta nel suo fluire, fermava la realtà storica di quel momento  e da questo punto di vista era molto più efficace di ogni disegno a manoPer questo l’arte si trasforma e si avvia a ricercare elementi di espressione  nuovi, ad esempio nel colore o nelle prospettive.Il pittore desidera fare qualcosa di più della fotografia, allora  usa materiali diversi, riscopre linee imprevedibili, costruisce l’immagine a due dimensioni senza illusione di profondità comIl movimento,

Intervento n 8 A  Stile liberty

Conosciuto internazionalmente soprattutto con la denominazione francofona, assume localmente nomi diversi, ma dal significato di fondo affine, tra i quali: Style Guimard, Style 1900 o Scuola di Nancy (Francia), Stile Liberty (dal nome dei magazzini inglesi di Arthur Lasenby Liberty, che vendevano oggetti esotici), Modernismo o Stile floreale in Italia, Modern Style in Gran Bretagna, Jugendstil (“Stile giovane”) in Germania, Una delle caratteristiche più importanti dello stile è l’ispirazione alla natura, di cui studia gli elementi strutturali, traducendoli in una linea dinamica e ondulata, con tratto «a frusta». Semplici figure sembravano prendere vita e evolversi naturalmente in forme simili a piante o fiori. Come movimento artistico l’Art Nouveau possiede alcune affinità con i pittori Preraffaelliti e Simbolisti, e alcune figure come, Alfons Mucha, Gustav Klimt possono essere collocate in più di uno di questi stili. Diversamente dai pittori simbolisti, tuttavia, l’Art Nouveau possedeva un determinato stile visivo; e al contrario dei Preraffaelliti che prediligevano rivolgere lo sguardo al passato, l’Art Nouveau non si formalizzava nell’adoperare nuovi materiali, superfici lavorate, e l’astrazione al servizio del puro design.

Stacco musicale