Referendum acqua: dalla legge Galli al Decreto Ronchi

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Il quadro normativo

DALLA LEGGE GALLI AL DECRETO RONCHI IL CAMMINO DELLA PRIVATIZZAZIONE DEL SERVIZIO IDRICO

La storia parte da lontano . Fu sotto il governo Giolitti che venne approvata la legge nazionale per la municipalizzazione degli acquedotti . Una scelta scaturita dai problemi igienico-sanitari , dagli alti costi per i cittadini e dalla necessità di estendere il servizio  alle fasce più povere della popolazione.

Novantuno anni dopo, con la legge Galli , è iniziato invece il processo di privatizzazione .” La legge del 5 gennaio 1994 n.36 “, come spiega Paolo Carsetti , segretario del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua ha sancito il principio del full recovery cost , in base al quale il costo della gestione del servizio idrico deve essere caricato sulla bolletta e non è più , quindi , la fiscalità generale a farsene carico “. In particolare con la legge Galli viene stabilito che ognuno paga in bolletta il 7% di quanto il gestore ha investito . L’acqua però  doveva comunque essere gestita dagli enti locali . La legge Galli ha comunque il merito di aver riorganizzato il servizio . Fino a quel momento  c’era stato un forte spezzettamento  dei gestori del servizio . All’interno dello stesso territorio operavano vari gestori , a seconda dei servizi : uno per la captazione , uno per l’adduzione , un altro per la depurazione , e così via . Per cui  a un certo momento il numero dei gestori superava il numero dei comuni . Di fronte a questo stato di cose , la legge 36/94 ha introdotto il concetto di ciclo integrato dell’acqua , e quindi la necessità  di un unico gestore per l’intero ciclo . A questo fine ha individuato  gli Ambiti Territoriali Ottimali ( ATO ) , in teoria corrispondenti  ai bacini idrografici ,  in pratica delineati in base ai confini amministrativi .

Nel  2000 è arrivato il TUEL , Testo Unico Enti Locali , che ha previsto tre modalità di affidamento per la gestione del servizio idrico : alle Spa private scelte con gara ; alle Spa miste pubblico-private ; infine alle Spa pubbliche tramite affidamento diretto . Di fatto però in molti casi le gare non si sono svolte e in ogni caso è rimasta , se pure in parte residuale, la possibilità di gestire l’acqua attraverso enti di diritto pubblico .

In seguito è intervenuto il Decreto Legislativo 152 del 2006 che ha ribadito le tre modalità di gestione fissate dal TUEL .

Nel 2008 la cosiddetta manovra estiva , varata con il decreto 112 del 25 giugno 2008 , convertito in legge 2008/133 , ha introdotto altre novità prevedendo , in particolare , che “ le modalità ordinarie sono quelle dell’affidamento ai privati tramite gara e che , solo in via derogatoria , l’affidamento può essere fatto senza gara e verso società a totale capitale pubblico, cosiddette in house , in linea con i criteri Ue . Non sono invece mai arrivati i decreti attuativi .

Nel 2009 , infine , il governo ha deciso di introdurre le misure contenute nel decreto sugli obblighi comunitari , dando seguito a ciò che era rimasto sospeso . La riforma sulla gestione dell’acqua è contenuta in particolare nell’art. 15 del Decreto Ronchi , convertito in legge 2009/135 . L’articolo 15 ribadisce come la proprietà dell’acqua sia pubblica ; dall’altra però manda in soffitta tutte le gestioni in house entro il 31 dicembre 2011 , a meno che entro questa data la società che gestisce il servizio non sia affidata ai privati per il 40% .La norma , in particolare , prevede due modalità per la gestione dell’acqua in via ordinaria , e un’altra in via straordinaria . Si stabilisce così che la gestione del servizio idrico debba essere affidato ad un soggetto privato scelto tramite gara ad evidenza pubblica , oppure ad una società mista ( pubblico-privato )  nella quale il privato sia stato scelto con gara . Oppure , in via straordinaria , e in casi eccezionali , la gestione del servizio idrico può essere affidata in via diretta, cioè senza gara , a una società privata o pubblica . Per l’affidamento senza gara occorre però il parere dell’Antitrust . Di fatto con l’art. 15 si obbligano gli enti locali a mettere sul mercato l’acqua .