Incontro con Maurizio Maggiani: come è andata

Incontro con Maurizio Maggiani. I pensieri di Kappa

Maurizio Maggiani arriva da Faenza col treno delle 19.01 a Chiavari. E’ giovedì 16 febbraio 2012. Ci aspetta Entella TV per un’intervista e tutta la serata alla Casa Charitas sarà ripresa da Telepace… e lui ci spiazza subito perché si aspettava le uniformi azzurre e blu dell’Agesci (ci confesserà dopo della sua passione mancata…). Quasi, quasi pensa di aver fatto tanta strada per niente e rimpiange le ciaspole e la neve della pianura padana. Per fortuna la farinata gli piace, il clima diventa conviviale e nessuno vorrebbe alzarsi da tavola per raggiungere il teatro…

Non ho appunti che mi guidino nei ricordi e vorrei ancora rivedere l’incontro. Così vi scrivo solo le impressioni che mi sono rimaste nel cuore, magari sono imprecise e approssimative…fatene buon uso…

Il tavolo imbandierato sul palco risulta inutile e la luce per le riprese esagerata, così il nostro ospite resta seduto sul bordo del palco e inizia… racconta di una preghiera di Raul Follereau: “Signore, dai il pane a chi non l’ha e dai fame e sete a chi ha il pane.” La dimensione etica nasce dalla scoperta dell’altro. Se io ho la pancia piena, spero di ricordarmi che qualcuno ha fame e sete e che non sono su questa terra solo per conservare la mia vita e riprodurla. Adamo ha la fortuna di poter dare un nome a tutte le cose, ma non gli basta, cerca un confronto pari.

C’è poi il momento dell’esposizione all’orto di Maurizio appena nato: il nonno che vuole tramandare al nipote l’idea di un lavoro ben fatto, che dignitosamente dà da mangiare alla famiglia. E proprio nella vigna tenuta con cura prende forma la Bellezza, che mantiene il territorio e lo salvaguarda dal degrado.

Qui nascono le mie domande:

  1. Ci auspichiamo allora un ritorno al passato? Oppure dobbiamo scoprire, nel passato, un misterioso ingrediente che può insegnarci a salvaguardare il territorio e a vedere la Bellezza che genera sì utilità, ma anche speranza?

  2. A chi “assegnare” il duro lavoro della terra (il mio prof d’ italiano del liceo, contadino per passione, ripeteva spesso: “la terra è dura, è bassa ed è sempre terra”)? Ci può essere un criterio, ad esempio un servizio civile obbligatorio?

  3. Quando Maurizio ha confessato di essere stato “vile” per non essersi incatenato perché consapevole del degrado di un territorio, penso che ci abbia provocato e che si debba trovare un modo plateale per farsi ascoltare (possiamo pensare alle modalità legali col prossimo relatore!) ad esempio, una giornata delle “catene” da proporre a tutti gli scout per risolvere questioni concrete.

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This entry was posted on martedì, febbraio 28th, 2012 at 08:41 and is filed under Riflessioni. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.