Masci Piemonte: A Genova per ripensare!


A Genova per ripensare!
Il 17 marzo andremo a Genova per la 17esima edizione della “Giornata della memoria e dell’impegno delle vittime delle mafie” promossa dall’associazione Libera.
Quel giorno verranno scanditi i nomi di circa un migliaio di vittime delle mafie.
Noi del Masci Piemonte non andremo a Genova per ricordare queste persone. I ricordi spesso diventano retorici col rischio di passarci davanti agli occhi come fotografie sbiadite o come statue annerite dalle intemperie.
Noi andiamo per ripensare.
E’ importante ripensare queste figure come se ci inserissimo in una pellicola tridimensionale per entrare in contatto con quello che queste figure sono state. Gente che lavorava, studiava ed aveva le stesse esigenze che abbiamo noi, le nostre stesse aspirazioni e le nostre stesse paure.
Magistrati, giornalisti, appartenenti alle forze dell’ ordine, sacerdoti, imprenditori, sindacalisti, esponenti politici, amministratori locali e semplici cittadini morti per mano delle mafie. Molti di loro sono facce conosciute e sono morti consapevoli del rischio che correvano nello svolgere il loro lavoro con rigore e coerenza, molti invece sono sconosciuti e sono vittime inconsapevoli colpevoli solo di aver incontrato le persone sbagliate nel momento sbagliato.
Mafia, ‘ndrangheta o camorra sono parole che mettono una certa distanza tra noi ed il fenomeno e spesso siamo involontariamente complici di chi pensa che si tratti di cose geograficamente lontane.
Ci lascerà certamente straniti incontrare centinaia di famigliari, uomini e donne che si portano dentro, scolpito nel uore, un dolore lacerante, ma che nello stesso tempo sanno trasformare il dolore privato in testimonianza pubblica e al tempo stesso di sollecitazione perchè non si abbassi la guardia, perchè si continui a “tirarsi su le maniche”, perchè si vada avanti a cercare verità e giustizia anche nel ricordo di quelli che non ci sono più.
Pino Masciari, uno dei principali testimoni di giustizia italiani, afferma che: “Quando la ‘ndrangheta emette una sentenza di morte, manca solo la data dell’esecuzione. Per cui, io sono un morto che cammina!” Parole dure come pietre che rendono grande la sua scelta. La scelta fatta come famiglia, di battersi per affermare i valori della legalità e della giustizia.
La famiglia Masciari vive tutt’ora in situazione protetta e ha potuto cavarsela, in diverse brutte situazioni di pericolo per la propria vita, anche grazie all’intervento coraggioso di operatori di Libera.
La lotta alla mafia incomincia dalle piccole cose, dal saper ascoltare i testimoni, dalla partecipazione alle manifestazioni, dall’essere informati.
Per noi adulti scout, anche se sono passati molti anni, deve essere un modo per ripensare alla nostra promessa e sentirla come un dovere da compiere ogni giorno, verso Dio e il nostro paese.
Beppe Marabotto
(Incaricato Stampa Masci – Piemonte)