Responsabilità e pensiero critico nella comunicazione

Riccardo Della Rocca

Mi avete chiesto di aprire questo Incontro degli incaricati regionalialla comunicazione, ma forse lo avete chiesto alla persona sbagliata: se provo a scrivere qualcosa mi manca la tecnica essenziale ed incisiva dei giornalisti, ed anche la mia competenza nel campo delle nuove tecnologie appartiene al passato, oggi è molto scarsa e si limita all’esercizio dell’utente finale.

La mia riflessione sarà quindi più una provocazione sul senso della comunicazione che una riflessione sui suoi mezzi.

C’è stato  negli ultimi anni il boom della comunicazione come professione, come specializzazione, sono nate con successo le Lauree in Scienza delle Comunicazioni, tutto questo ha prodotto in me una grande perplessità: la comunicazione non è una scienza e tanto meno una tecnica ma è una funzione fondamentale dell’ “essere persona”.

Se la persona si definisce, come ci insegnava Mounier, non solo per la sua individualità ma per l’insieme delle relazioni in cui è inserita, è evidente che la comunicazione è lo strumento su cui si muovono tutte le relazioni umane.

La comunicazione è anche funzione essenziale per la vita della società, per le relazioni sociali e civili; non è un caso se tutte le dittature ed i regimi si sono sempre preoccupati di governare e condizionare i sistemi di comunicazione di massa con la censura ma anche con il ricorso alla violenza,.

La comunicazione è funzione essenziale dell’esperienza di fede: è attraverso la comunicazione che l’assolutamente “altro”, il radicalmente “inconoscibile” si rivela all’uomo, al totalmente “finito”

E’ per questo che la comunicazione riguarda tutti ed interpella direttamente i processi educativi che rappresentano il nostro specifico.

Quindi la comunicazione non può essere considerato un “settore” ma riguarda tutti, coinvolge ogni esperienza, per quanto ci riguarda riguarda lo sviluppo, la formazione, la diffusione del metodo,  la vita associata del movimento e delle comunità.

Da questo punto di vista potremmo chiederci: ha senso un Responsabile della comunicazione, ha senso questo incontro degli incaricati regionali alla comunicazione?

Io penso di si, se il loro specifico è quello di offrire e facilitare i “canali” attraverso i quali la comunicazione può fluire e realizzarsi.

È vero che Popper ci ha detto che i mezzi sui quali si muove il messaggio è esso stesso messaggio, ma noi siamo convinti che sia possibile realizzare “canali liberi” e non condizionati e condizionanti, questo è il compito che il movimento vi affida.

Questo sarà possibile solo se avremo consapevolezza della grande trasformazione il sistema di comunicazione ha subito negli ultimi trent’anni. Vorrei citare solo alcuni elementi, a mio avviso, particolarmente significativi.

 

1 – Convergenza e mobilità

Fino a trent’anni fa tutti i mezzi comunicazione erano fissi, diversi e separati; (i giornali si compravano all’edicola, i libri in libreria, radio telefono televisione, computer erano delle scatole su un tavolo), quando agli inizi degli anni ’90 nel laboratorio di ricerca dell’Olivetti a Ivrea mi parlavano di convergenza tecnologica io capivo cosa questo volesse dire ma mi sembrava una prospettiva lontanissima; oggi tutto sembra convergere in un unico strumento che ci portiamo in tasca.

Questo cambia i paradigmi ed il linguaggio della comunicazione.

Una straordinaria impresa collettiva dell’intelligenza dell’uomo che ha cambiato radicalmente il mondo delle relazioni: il mondo è diventato più piccolo, le dimensioni dello spazio e del tempo si sono ridotte, per tutti si è aperto l’accesso al sapere, alla conoscenza, alle informazioni; si unifica il linguaggio, c’è la possibilità di sconfiggere definitivamente l’analfabetismo. Basta ricordare che nel 1954 in Italia parlava correntemente l’italiano solo 1/5 della popolazione, quasi il 13% era analfabeta. (i miei coetanei ricordano la trasmissione “non è mai troppo tardi” del maestro scout Alberto Manzi, vecchio Kaa del Branco in cui io ero lupetto)

Un miracolo quindi, un miracolo da osservare con meraviglia e rispetto.

Tuttavia non vi nascondo una mia istintiva, e forse non solo istintiva, preoccupazione verso questi mondi virtuali per essere diventati puri “oggetti di consumo  e di desiderio” e meno considerati per la missione di servizio al “bene comune” che è loro propria.

 

2 – Tempo e spazio

La televisione raggiunge oggi, grazie alla tecnologia satellitare, i villaggi più poveri e sperduti del mondo, e tende a rappresentare un mondo illusorio, una sorta di mondo fantastico dove tutto è bello, dove trabocca la ricchezza e l’opulenza.

Occorre riflettere sul fatto che l’attuale migrazione di massa è sì dovuta alle inaccettabili disuguaglianze economiche ed al differenziale demografico tra i pochi paesi ricchi ed i tanti popoli poveri, ma lo scintillante ed illusorio, talvolta trasgressivo, mondo immaginario che si presenta con i caratteri della certezza sugli schermi video rappresenta un eccezionale acceleratore di richiamo.

Allo stesso tempo, molti sostengono, e con qualche ragione, che la “primavera araba” dello scorso anno sia stata possibile grazie all’utilizzo di Internet e dei Social Network.

Le nuove tecnologie hanno abbattuto i vincoli del tempo e dello spazio: un giornale è soggetto ai vincoli di spazio della pubblicazione e dei costi di stampa, sul web lo spazio a disposizione sembra infinito; i tempi di pubblicazione di un articolo di giornale o di un libro sono vincolati dai tempi di produzione, di tipografia, di spedizione, i tempi della rete tendono a zero. Anche qui un senso di onnipotenza ma anche una preoccupante riduzione del pensiero critico: se debbo scrivere qualcosa che ha dei limiti di spazio e di tempo e che comporta dei costi sono anche inconsapevolmente costretto a riflettere a pensare a ciò che sto scrivendo, oggi al vantaggio dell’immediatezza corrisponde talvolta il rischio della superficialità se non della volgarità o della stupidità.

Questa espansione dello spazio e concentrazione del tempo comporta un ulteriore criticità che riguarda la completezza e l’efficacia: se il valore dell’informazione è dato dalla velocità e dalla immediatezza, l’informazione che noi riceviamo, pur presentando i caratteri esteriori della “certezza” che nasconde non solo falsità volute ma spesso  gravi inesattezze perché non può essere stata sottoposta ad accurati criteri di certificazione.

 

3 – Concentrazione

C’è l’illusione apparentemente di una maggiore libertà in effetti siamo in presenza di una grande concentrazione di potere.

In una recente ricerca economica ho letto che tra i settori economici la comunicazione si colloca nel mondo al secondo posto per volume d’affari, la finanza al terzo posto; prima di loro solo l’industria ed il mercato delle armi, solo poco dopo di loro i settori economici legati al mondo del crimine organizzato in particolare il settore della droga e solo dopo di loro: l’energia, l’industria metalmeccanica,…

Sarebbe necessario riflettere quanto queste realtà virtuali siano in grado di condizionare non solo i comportamenti individuali e collettivi, ma di modificare profondamente la realtà.

La televisione, soprattutto con l’avvento del digitale è diffusa in tutte le aree del mondo, ma solo meno di 100 network televisivi posseggono il 95% dell’intero mercato televisivo.

Se pensiamo alle nuove tecnologie vale la pena di osservare la capitalizzazione , è solo un indicatore, delle più note aziende di servizi informatici: FACEBOOK 30 mld $, GOOGLE  208 mld $, APPLE 468 mld $ ( > PIL Belgio),  MICROSOFT  270 mld $, TWITTER (la più giovane)  8,4 mld$.

Questi grandi operatori dell’ICT non sono degli “orchi cattivi” ma neanche Biancaneve o lady Nightingale.

Questo immenso potere economico, così concentrato, è anche potere culturale e politico orientato dalla logica del mercato e del profitto.

Chi controlla e chi governa tale enorme potere? Chi può garantire che questo potere venga utilizzato in modo equilibrato e orientato al bene comune?

 

 

 

4 – Quantità sulla qualità

La comunicazione è oggi governata dal criterio della “quantità”, basta pensare al circuito delle televisioni commerciali che ha condizionato anche le televisioni pubbliche: la televisione è finanziata dalla pubblicità (che è essa stessa agente di comunicazione) , la raccolta pubblicitaria è in funzione degli indici di gradimento, ed è questo che determina palinsesti e programmi, così si affermano i “Grandi Fratelli”, le “Isole dei famosi” , le trasmissioni a premi, ed anche le trasmissioni a forte contenuto violento e/o erotico e la diffusione dei canali porno.

Questo stesso criterio oggi invade anche i “social network” come Facebook.

Si ha quindi un prevalere del criterio della quantità sul criterio della qualità

 

5 – Emozione su pensiero

I paradigmi di questa nuova comunicazione fondata più sull’immagine che sulla parola, più sul messaggio breve (i 140 caratteri di Twitter) che sullo sviluppo del ragionamento determina il prevalere dell’emozione sul pensiero, la volubilità sulla solidità, l’ampiezza sulla profondità.  Assistiamo ad una grande diffusione del “sapere senza pensiero”, dal punto di vista culturale questo significa l’egemonia del populismo mediatico al quale ci si può opporre solamente con un di più di responsabilità e di sviluppo del pensiero critico che si deve raggiungere con un uso intelligente degli stessi strumenti di cui disponiamo: quelli  tradizionali e soprattutto quelli dell’Information e Communication Technology che oggi sono disponibili.

Questo aspetto riguarda anche la comprensibilità: ogni mezzo di comunicazione ha il suo vocabolario, la sua grammatica, la sua sintassi, le sue regole interpretative. Elementi che debbono essere posseduti per un uso corretto dei diversi mezzi e soprattutto per una corretta comprensione e valutazione dell’informazione; in assenza di questo bagaglio nascono gravi problemi di comprensione e forti  distorsioni della realtà

 

Tutti questi elementi che ho brevemente riassunto cambiano il rapporto con la morale, con la politica ed anche con la spiritualità,..e quindi con la vita

Nessuno pensi che da parte mia ci sia un giudizio pregiudizialmente negativo su queste gigantesche trasformazioni avvenute nel campo dei mezzi di comunicazione; ogni progresso della scienza e parzialmente della tecnologia sono passi fondamentali nel cammino dell’umanità, passi da guardare con stupore ed ammirazione, ma anche da valutare con grande attenzione: la scoperta della fisica nucleare ha aperto prospettive enormi e se la ricerca in questo campo proseguirà, se riuscirà a risolvere i problemi della sicurezza, del controllo, dell’inquinamento radioattivo, potrà condurre tutta l’umanità ad una maggiore libertà dai vincoli energetici, ma non posso fare a meno di pensare a Hiroshima e Nagasaki, a Chernobyl e Fukushima.

A mio avviso le nuove tecnologie della comunicazione posseggono un potere ed un potenziale sul piano sociale ed economico paragonabile all’energia nucleare.

E’ sbagliato ritenere che la “potenza” di questo mondo virtuale debba o possa essere frenata o limitata, ma quello che occorre realizzare è una maggiore consapevolezza ed una maggiore vigilanza individuale e collettiva, un compito quindi soprattutto culturale ed educativo.

Basta pensare non solo a quanto la comunicazione e le nuove tecnologie hanno influenzato il costume mondiale, quanto hanno accompagnato i processi di globalizzazione, il ruolo che hanno avuto nel favorire la crisi finanziaria che il mondo ed ognuno di noi sta vivendo; ma soprattutto quanto ha contribuito a costruire quello che a livello globale è stato definito il “pensiero debole” ed il “pensiero unico”,  quindi, per citare Pasolini, un’omologazione conservatrice e conformista.

Dicevo al Convegno di Belvedere come le nuove tecnologie ci espongano tutti al rischio di due  patologie

  • bulimia dell’informazione : la quantità eccessiva di informazioni che riceviamo nell’unità di tempo fa sì che siamo sempre più affamati di informazioni, ma siamo sempre meno in grado di assimilarle correttamente e criticamente
  • entropia della comunicazione: il sovraccarico delle diverse reti e delle diverse modalità di comunicazione fa sì che progressivamente la comunicazione diventa sempre più “rumore” indistinto

Ancora una volta anche la comunicazione, come tutte le funzioni fondamentali dell’uomo, si presenta quindi sotto il duplice aspetto dell’ “opportunità” e del “rischio”.

Il MASCI deve affrontare questo tema sempre con la logica dell’Educazione.

Un tema da affrontare sia sul versante educativo in senso stretto, sia sul versante dell’appropriatezza dei mezzi di comunicazione di cui il Movimento si dota.

Sul piano educativo la grande invadenza della comunicazione nella vita personale e collettiva impone, ancor più che per il passato, di sviluppare un “Pensiero critico”, un pensiero capace di selezionare, di approfondire, di valutare e di giudicare. E vuol dire anche crescere nella “Comprensione dei mezzi”, vale a dire acquisire il vocabolario, la grammatica, la sintassi, i codici dei diversi strumenti della comunicazione e dell’informazione.

In assenza di questa vigilanza saremo vittime inconsapevoli della bulimia dell’informazione e dell’entropia della comunicazione dove tutto si riduce a rifiuto e rumore.

Io sono convinto che oggi sia necessario ed urgente recuperare il valore della responsabilità e del “Pensiero critico” .

Pensiero critico e non necessariamente pensiero divergente, pensiero in grado di valutare ed analizzare  la realtà in profondità, di riflettere, di considerare attentamente ogni alternativa.

Occorrono luoghi dove comunitariamente si discuta e ci si confronti, dove si studi e si ricerchi.

Occorrono strumenti che consentano ed aiutino questo studio e questa ricerca.

In questa ricerca e sviluppo del “pensiero critico” la comunicazione assume un ruolo decisivo: la comunicazione in tutti i suoi aspetti.

 

La comunicazione “faccia a faccia”

Da questo punto di vista il primato della comunicazione va assegnato alle comunicazioni “faccia a faccia”: la conversazione, il dialogo, il rapporto educativo, le comunicazioni del piccolo gruppo,…Ma anche quella di gruppi più numerosi: le lezioni, i seminari, i convegni che consentono una relazione diretta ed una interazione vera.

Una società atomizzata, una società di soli individui, una società che si affida totalmente  e acriticamente alla tecnologia, rischia di perdere questa funzione fondamentale.

Io rimango convinto che: “Il dialogo resta la fionda di David contro la potenza di Golia.”

 

La carta stampata

Analogamente ritengo che vada rivalutato il ruolo della carta stampata: i giornali, i libri. Questi richiedono uno sforzo di comprensione e di riflessione che aiuta lo sviluppo di quel “pensiero critico” che è condizione di ogni cambiamento. Quella fatica e quell’impegno che don Milani richiedeva ai suoi ragazzi di Barbiana convinto che il riscatto delle classi subalterne dipendesse in massima parte dal sapere.

Il nostro movimento ha come propria missione l’ “educazione degli adulti” , il luogo dove questa si realizza è la comunità, è nella comunità che insieme troveremo le strade del “pensiero critico”, compito del movimento è fornire gli strumenti e le occasioni per ritrovarlo e condividerlo.

È  solo in questa prospettiva che acquistano senso gli strumenti di comunicazione.

Per questo, nei limiti della nostra povertà di mezzi, continueremo a sviluppare la nostra rivista e tutte le pubblicazioni realizzate nelle diverse regioni; saranno strumenti efficaci perché ogni adulto scout possa trovarvi elementi di riflessione, perché siano strumento di lavoro e ricerca delle comunità

Continueremo contemporaneamente a sviluppare i nostri Quaderni e le nostre Tracce perché  rappresentano il patrimonio costruito collettivamente nel nostro cammino.

Ma è necessario che le nostre pubblicazioni “vengano lette”, che “vengano lette con interesse”, che “vengano lette con interesse anche da persone esterne al MASCI”.

Io sono convinto che le nostre pubblicazioni “verranno lette”se saranno innanzitutto un prodotto di qualità. Qualità che non vuol dire carta patinata o pagine a colori, ma in primo luogo: contenuti, chiarezza, profondità ed efficacia degli articoli e dei messaggi, in altri termini se saranno uno strumento reale di Educazione per gli adulti, uomini e donne del nostro tempo.

Verranno lette con interesse da noi Adulti Scout se riusciranno a trasmettere l’orgoglio dell’appartenenza al movimento, la condivisione di un progetto collettivo, la partecipazione ad  una speranza comune.

Verranno lette con interesse anche da persone non aderenti al MASCI se sapranno essere “testimonianza” di un modo diverso di fare informazione, in grado, se necessario, di andare controcorrente rispetto alla cultura dominante, se sapranno guardare con occhio limpido e nuovo alle sfide del mondo e della Chiesa.

Raggiungere questi obiettivi richiede “pensiero critico” e “intelligenza collettiva” fatta di responsabilità, di cultura, di competenza; promuovere questo “pensiero critico” questa “intelligenza collettiva” lo avverto come primaria responsabilità personale e delle “strutture di servizio” del movimento, ma anche di tutti voi che vi siete assunti la responsabilità di gestire gli strumenti di comunicazione del movimento.

Non si costruisce il futuro se non si è capaci di conservare ed alimentare la conoscenza e la memoria. La memoria non è nostalgia del passato, ma lo strumento con il quale attualizzare il presente per costruire il futuro.

 

Le nuove tecnologie

Allo stesso tempo dovremo potenziare l’utilizzo delle nuove tecnologie:

Strade Aperte online, il Portale, la Newsletter,  i siti realizzati dalle comunità e dalle regioni, le pagine sui “social network” per condividere giorno dopo giorno le esperienze diffuse e farle diventare patrimonio condiviso; è in questa ottica che daremo gambe alla Rivoluzione Copernicana.

Dicevo sempre a Belvedere quando il Portale muoveva i primi passi: ” Noi speriamo che questa nuova impostazione aiuti a far crescere il numero degli accessi, il mio sogno è che ogni Adulto Scout la mattina appena sveglio, mentre sorseggia il primo caffè, si sieda davanti al suo PC e vada a vedere le novità su www.masci.it, e vi trovi sempre qualcosa di utile e interessante .

In ogni modo anche qui vale quello che abbiamo detto per Strade Aperte: occorre qualità, occorre dare orgoglio di appartenenza, occorre dare testimonianza”.

Oggi quasi tutte le regioni dispongono di un sito, disponiamo quindi di una rete eccezionale non solo di comunicazione ma soprattutto di condivisione.

Questo è lo spirito che ci guiderà a Salerno per PIAZZE, TRIVI e QUADRIVI.

Per questo è importante questo incontro di oggi: perché tutti coloro che nel movimento si occupano di mettere a disposizione gli strumenti di comunicazione possano dar luogo ad un progetto condiviso: non esperienze separate ma partecipazione comune allo stesso cammino.

 

Le relazioni esterne

Il nostro sistema di comunicazione non dovrà restare nel chiuso del nostro recinto ma dovrà potenziare la capacità di collegarsi con il mondo che ci circonda. Dovremo potenziare le nostre  relazioni esterne, come abbiamo iniziato a fare in occasione della W.Conf. di Como, non per ambizione  o per protagonismo ma per servizio. Siamo infatti consapevoli che il MASCI non esiste “per se” ma per servire, per rivolgere una proposta di “educazione degli adulti”  agli uomini e alle donne del nostro tempo, per aiutare a riprendere il cammino del “pensiero critico”, per servire la società e la chiesa italiana, per contribuire a costruire un mondo diverso e migliore.

Rivoluzione Copernicana, Piazze,Trivi e Quadrivi

Dicevamo a Principina

Se abbiamo ravvivato la brace occorre che ora il fuoco arda.

Se, abbiamo piegato il ferro, ora occorre modellarlo.

Per questo l’unica risposta possibile è una “rivoluzione copernicana”: è necessario che ogni “periferia” (comunità o regione”) si faccia “centro”

Per questo l’unica risposta possibile è che il “motore del movimento” sia rappresentato da ogni regione o meglio dalla “rete delle regioni” e che Consiglio Nazionale e Comitato Esecutivo svolgano in pieno il compito, certamente più difficile, che lo Statuto assegna loro di essere “strutture di servizio”.

Questo significa: un passaggio ed un cambiamento di passo.

Ogni regione ed ogni comunità non farà più “solo per sé” ma opererà con responsabilità collettiva verso tutta la realtà nazionale del MASCI e verso tutto il paese e verso tutta la chiesa italiana

L’idea della responsabilità nazionale di ogni regione, di ogni realtà locale, il sentirsi “frammento di un insieme” è la vera alternativa ad ogni forma di federalismo chiuso ed egoista. Sarà poi compito del Consiglio Nazionale trovare una sintesi armonica di tutto questo e renderlo proposta praticabile per tutto il movimento.

Ogni regione ed ogni comunità dovrà pensare alla propria esperienza non in termini di “mio”, ma “di tutti

Ogni regione dovrà pensare alla propria esperienza non pensando solamente alle comunità e agli Adulti Scout oggi presenti ma anche alle tante comunità ed ai tantissimi Adulti Scout che potrebbero essere con noi domani.

Se la cultura attuale, generata dalla globalizzazione, ha prodotto paura e chiusura, se ha portato a “creare barriere, a costruire muri”, noi, anche nella nostra esperienza di movimento, vogliamo “aprire strade e costruire ponti”.

Questo passaggio, questo cambiamento di passo offre degli occhiali diversi per guardare il nostro impegno ed il nostro lavoro, chiede  un atteggiamento nuovo

L’idea della “responsabilità nazionale delle regioni” e della “rete delle regioni” inevitabilmente richiederà una grande circolazione di idee, una sorta di “caos creativo”.

In questo la “comunicazione” svolgerà un ruolo fondamentale, abbiamo già timidamente iniziato a sperimentarlo ma dovrà essere evidente a Salerno durante Piazze, Trivi e Quadrivi

Riccardo Della Rocca

Presidente Nazionale