Convegno Ecclesiale Firenze 2015: il contributo del Masci ligure

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La narrazione di un’esperienza positiva:

testimonianza di una coppia di adulti scout chiamata ad un servizio di ascolto e aiuto a religiosi in difficoltà

Perché proprio noi? Questa è la prima domanda che ci è sorta spontanea quando il Padre Cappuccino per anni Assistente Ecclesiastico del reparto che dirigevamo ci ha chiamati per iniziare una nuova, stimolante e affascinante avventura, solo dopo un po’ di tempo capimmo anche quanto coinvolgente e appagante. Iniziava il tempo di un coinvolgimento più responsabile, perché il dono che ci era stato messo nelle mani doveva essere custodito ed arricchito. Ci chiedeva una maggiore unità spirituale e materiale tra laici e religiosi, una unità trasparente, carica di armonia, di gioia che privilegiasse la dimensione affettiva. Non eravamo “mandati a salvare”, ma chiamati a “condividere intimamente” le difficoltà umane o vocazionali dei sacerdoti, dei religiosi, delle religiose ed ad offrire loro servizi spirituali e materiali.

Perché entrare a far parte di Fraternità, perché eravamo una “famiglia” con due bambine e due nonni conviventi. Fraternità non poteva prescindere dal carisma della laicità. La sensibilità coniugale, le intuizioni proprie della femminilità e della maternità, la gratuità e la semplicità,  le vibrazioni di umanità proprie del laico erano elemento essenziale del carisma di Fraternità.

E Fraternità che cosa era? Una famiglia, un ambiente umano dove si realizzavano relazioni di accoglienza e rapporti rivitalizzanti, dove la persona in difficoltà veniva collocata dalla vita per cercare di stare meglio con se stessa e con Dio. Al centro c’era sempre il sacerdote in difficoltà, il debole, il sofferente, al cui servizio tutto era subordinato. Obiettivo era aiutare questo sacerdote  a ritrovare o ricostruire se stesso come persona per assumersi responsabilmente e definitivamente gli impegni di fedeltà alla propria reale identità, sacerdotale o no.

Lo spirito che animava Fraternità era lo Spirito di speranza. La speranza è presente come scintilla vitale nell’intimo dei consacrati feriti e in noi stessi in cammino con loro, anche se sommersa dalla sofferenza e dalla debolezza, non delude e non abbandona mai, è una ricchezza vitale che tutti possono riscoprire, risvegliare, purché si pongano in cammino di crescita. L’attesa sicura e tenace del bene che accadrà, dell’imprevisto che può venir donato è lo stile di vita in Fraternità, del suo rapporto con le persone sofferenti.

L’esperienza del servizio al consacrato insegna ogni giorno che l’aspirazione ad “esprimere il meglio di sé” rimane comunque intatta nell’uomo in difficoltà, anche se disturbata dalle debolezze e dall’ambiguità della vita personale.

Lo Spirito di speranza deve modellare il modo di pensare, di conoscere, di valutare, di relazionarsi, questa virtù consente di vedere al di là , aiuta ad amare le profondità della vita, fa presagire le possibilità di risurrezione, fa sentire la presenza della grazia come energia pronta ad operare al di dentro della creatura, perché la speranza vede e ama ciò che sarà.

La parola che meglio  racchiude tutti i sentimenti che animano lo spirito di Fraternità è “misericordia”, amore incondizionato e carico di tenerezza e comprensione per chi soffre.

Si tratta quindi di accogliere ed amare il fratello, la sorella così come egli è, come persona creatura di Dio, adorando in lui il mistero, rispettando completamente i tempi e le scelte della sua libertà, senza alcun interesse al passato, con la più semplice e ardita fede per il presente e il futuro.

 

 

 

 

L’indicazione di un nodo problematico:

una nuova emergenza per il popolo di Dio, l’ambiente.

 Ci dobbiamo sentire colpiti dalla scoperta degli immensi disastri ambientali recentemente apparsi nei nostri territori, dovuti all’inquinamento del suolo.

Noi ci dovremmo sentire toccati in prima persona, perché amanti della Natura e del Creato

Le notizie ci sono sempre giunte in maniera frammentaria, confortati che la responsabilità ad intervenire fosse solo dell’ente pubblico e recriminando che i primi a lamentarsene dovessero essere le popolazioni maggiormente vicine ai luoghi dove si manifestavano i disastri.

Recentemente abbiamo assistito  all’intervento di un uomo di chiesa (don Maurizio Patriciello parroco di Caivano nella terra dei fuochi) che ha scoperto il coperchio della pentola, ha denunciato la natura offesa ed ha incoraggiato il popolo di Dio a prendere coscienza e a reagire.

È possibile introdurre l’argomento della protezione del creato, a noi vicino, come ad esempio: “Vita all’aperto e rispetto della natura”, avendo in primo luogo una ricaduta per vivere meglio in un ambiente migliore e dove tutti si sentano impegnati nel rispetto e nell’incrementare quelle iniziative tese alla prevenzione come bene comune necessario a migliorare il nostro vivere e a preservare l’ambiente sano per i nostri figli.

Oggi abbiamo:

Adulti legati al tradizionale “abbiamo fatto sempre così”  e per certi cambiamenti ci pensi l’amministrazione pubblica.

Disgusto  per la corruzione e l’illegalità dilagante in ogni ambito.

Giovani avviati alle nuove tecnologie affascinanti, in continua evoluzione, e per questo distratti dai problemi reali.

Chiesa rivolta essenzialmente a cose spirituali e formative per la salvezza delle anime.

L’impegno a modificare questi aspetti potrebbe rivelarsi la carta vincente per ottenere dei validi risultati, come indicato nell’introduzione dell’A.E.N. padre Francesco Compagnoni  alla fine del punto 2.- “Noi del MASCI dobbiamo collaborare ad identificare i punti nodali di questo cambiamento necessario e proporre modelli (possibilmente vissuti) di comportamento per superarli”.

Finora come ci siamo comportati, abbiamo trattato questi argomenti alla luce di quanto proposto in alcuni documenti della chiesa ?

La chiesa locale si è sentita coinvolta in questi problemi ?

Siamo in attesa di una prossima enciclica del papa sull’Ecologia. Riteniamo di poter aderire al problema sicuri di avere finora personalmente “fatto del nostro meglio” ?

Vogliamo pensare alle generazioni future e stimolare anche chi non ci pensa ?

Queste e mille altre domande ci possiamo porre per ragionare su questi argomenti.

Ci saranno anche molte altre cose, forse più ecclesiali da trattare, ma anche questo esposto penso sia di una certa importanza e con la caratteristica di essere a noi più vicino.