Giornata dello Spirito: 1 marzo 2015

Una striscia calda di focaccia, una tazza di caffè bollente e le Lodi a Nostro Signore: quale migliore inizio per la nostra Giornata dello Spirito! Oltretutto in buona compagnia di amici e simpatizzanti che hanno accettato con gioia il nostro invito a CAMMINARE E PREGARE CON NOI.

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Dalla Parrocchia di Castelletto (sede della comunità M.A.S.C.I. Genova Città) siamo saliti a piedi al Seminario, meditando sul seguente schema che ci è stato consegnato da Padre Roberto Del Riccio sj dopo le lodi:


Accoglienza e Cammino Comune

Scoprire e contrastare la logica della bramosia per poter accogliere l’altro

 

La bramosia è la forma che prende il desiderio, quando non è capace di acconsentire a quel limite che lo canalizza.

 Ciò succede quando:

  • La bramosia focalizza il nostro sguardo su quello che il limite impedisce di avere, ci porta a concentrarci sulla mancanza da esso imposta; pertanto, tutto ciò che già possediamo perde valore ai nostri occhi;
  • La bramosia gioca sulle apparenze del bene e del male: ci fa credere che se le cediamo, cioè prendiamo a nostro esclusivo profitto l’oggetto del desiderio, potremo sfuggire alla frustrazione e potremo finalmente trovare la felicità e il ben-essere;
  • La bramosia ci fa vedere come un avversario chiunque metta un limite o imponga una rinuncia, anche solo con il suo esserci; ci spinge a sospettare delle intenzioni di colui che pone (rappresenta) il limite, intenzioni che non possono essere altro che cattive: se mi priva di qualcosa, è perché vuole tenerselo tutto per sé.

 «Accettare la mancanza e il limite o, in termini biblici, rinunciare alla bramosia, che vuole prendere tutto per sé e da sé sola, e la condizione sine qua non per dare all’altro il suo spazio e, di rimando, ricevere il proprio, in cui potersi vivere in sufficiente sicurezza, affinché il desiderio di “f2015-03-01 14.21.07are alleanza” possa emergere». [N.Jeammet]

 

Complice anche un po’ di sole che si è affacciato tra le nubi e il piacere di ritrovarsi insieme ancora una volta, la salita è stata gradevole e non particolarmente faticosa.

Ci siamo ritrovati nell’ampio Auditorium del Seminario dove Padre Roberto ha svolto la sua interessante ed impegnativa relazione sollecitando anche un dibattito finale tra i convenuti.

Riporto alcuni appunti raccolti dalla mia magister durante la relazione di Padre Roberto:

Scoprire e contrastare la logica della bramosia per poter accogliere l’altro

 

Leggere le motivazioni profonde del nostro agire, dei nostri atteggiamenti.

Stile scout: attenzione al modo e ai motivi di quello che faccio.

Tutto usualmente rimane nella testa e non cala mai nella profondità di me stesso.

Gli scout partono dai piedi, dalle mani: hanno uno stile e degli ideali “incarnati”.

Il cosa è meno importante del perché.
Se scelgo il bene sbagliato faccio il male.

Scelgo tra beni diversi che entrano in conflitto: per es. il valore “accoglienza”/ la “difesa dei valori”…

Quale bene perseguo?

 

Noi non scegliamo il male ma scegliamo il bene a volte sbagliato.

 

Genesi Cap. II

Prendiamolo in considerazione come  racconto mitico, per aiutarci con la narrazione a entrare nel cosa significhi  essere uomini della Creazione.

Una interpretazione pre-cristiana: si mette in scena una situazione nella quale chi narra vuole mettere al centro l’Alleanza – tra Dio e il popolo – tra Dio e l’umanità – degli uomini e delle donne tra loro.

 

Terra di morte = partenza, liberazione

Mar Rosso = passaggio

Deserto = prova

Legge

Terra Promessa

 

L’umano è impastato, preso dalla terra di morte…. “lo pose nell’Eden perché lo custodisse”.

Dio gli dà tutto, non si conserva nulla per sé; vuole che tutto sia bello per l’umano.

 

Il Signore diede il comando: “Mangerai da ogni albero fuorché dell’albero della conoscenza del bene e del male”. Mette l’umano in una situazione di prova.

“Non è bene che l’uomo sia solo” ; e l’uomo diede nome alle bestie e agli uccelli.

Dio crea la donna.

L’albero del bene e del male non produce frutti cattivi. Il comando è: “Di tutto potrai mangiare” (gli ha affidato tutto il giardino, “di ogni albero del giardino potrai mangiare):

Solo di uno no: quello della conoscenza di tutto perché “ne potresti morire”.

E’ un avvertimento non una minaccia!

 

Il serpente quando parlerà ad Adamo ed Eva li convincerà che Dio vuole trattenersi tutto.

In realtà ciò non è assolutamente vero, anzi, tutto era già stato donato all’uomo, che non ha colto l’avvertimento di Dio.

 

Dio ti mette in guardia: il bene ce l’hai già, il bene lo conosci  per l’esperienza fatta.

Non hai necessità di fare esperienza del male per conoscere meglio il suo opposto.

Dio pone un limite che serve per la vita, un limite al desiderio che altrimenti ti travolgerebbe.

Noi desideriamo sempre e comunque il bene (poi sbagliamo la scelta).

Il nostro è un desiderio di vita e di bene.

Spesso però diventa giustificazione del mio fare il male all’altro.

Dio dice: il tuo desiderio è buono, ma perché non travolga te e l’altro occorre porci un limite.

(non ti do la droga anche se questo ti renderebbe felicissimo!).

 

 

Ma cosa deve essere preservato mettendo un limite?    …. E’ l’altro.

Un altro con il quale entrare in relazione.

 

La bramosia è il desiderio di bene senza limiti che travolge l’altro.

 

L’umano della Genesi non è né maschio né femmina, ma un aiuto all’altro che gli sia simile, che lo salvi dalla morte e che gli sappia stare di fronte.

L’uomo – tra tutte le creature (bestie selvatiche, uccelli, bestie domestiche) non trovò un aiuto che gli fosse simile.

L’uomo cade in un sonno profondo, un torpore che lo rende incosciente: Dio plasma la donna da una costola.

L’uomo non si avvede di nulla.

Il narratore non dice che l’uomo deve “nominare” la donna, come fatto in precedenza con ogni altro essere vivente.

Dio mette la donna al suo fianco; l’uomo la chiama “maschia” perché presa dalla sua costola…..ma lui non può sapere questo.

Non rispetta il limite: dice di sapere quello che in realtà non sa, travolge se stesso e l’altro.

 

Il dono è sparito, non dice neppure un  grazie: “Tu me l’hai messa accanto! Questa qui, questa qui, questa qui”. (3 volte lo ripete)

L’uomo definisce l’altro a partire da sé.

La donna non protesta, lascia fare.

 

Il limite è che l’altro è diverso da me: solo l’altro mi può dire chi è; dell’altro non so tutto e spesso non so l’essenziale.

 

Rispetta che l’altro ti dica chi è

 

Se vince la bramosia di non rispettare il limite dato dal fatto che non posso conoscere l’altro:

  • L’altro diventa l’oggetto da possedere
  • L’altro diventa il rivale da cui difendersi: io devo farti fuori! (Caino ed Abele)
  • L’altro è uno strumento da usare.

 

Dibattito con l’uditorio

Ma quando l’altro mi è ostile?

Il limite posto dalla paura?

Il limite del quale si parlava era un limite positivo, fondato sul rispetto dell’altro.

La paura impedisce di rispettare l’altro e di chiedergli chi è, da dove viene e che cosa vuole.

Se ci accorgiamo di fare le cose con paura, occorrerebbe interrogarsi profondamente: Dio non ci dà la paura, ma al contrario ce ne libera.

Devo chiedermi cosa mi provoca la paura che mi impedisce di intervenire.

L’unica strada per l’altro che mi fa paura è conoscerlo. Non cedere al desiderio di avere l’ultima parola, lasciare che l’altro si racconti.

Allenamento a guardarci dentro, conoscersi e conoscere l’altro.

Nella relazione l’unico che posso cambiare è me stesso.

 

  • 1) ALLEANZA
  • 2) RECIPROCITA’ DELLA CONOSCENZA  
  • 3) LA SCELTA DI FARE IL MALE

 

Nelle relazioni le cose sono collegate. Nel momento in cui rispetto il limite dell’altro che mi sta di fronte, io creo alleanza. Quando non ho rispetto rompo l’alleanza. Dio dà il comando: “stai attento al limite”: Il limite ti dice mancanza.

Il mio modo di parlare cambia se ti uso, ti strumentalizzo, oppure se sei il mio rivale: quindi non c’è alleanza, se mi comporto così sono solo.

 

  • Se subisco l’altro che supera il limite lo devo “impattare”, fronteggiare affinché lui non faccia del male anzitutto a se stesso.

In Adamounnamed ed Eva non ci sono vittime e carnefici, ma corresponsabili.

Chi dice quello che non sa, chi lascia fare e dice quello che non è.

  • Male fatto intenzionalmente. Devo trovare la maniera di bloccarlo in quanto corresponsabile.

Subito dopo abbiamo condiviso cibo e bevande nel refettorio in un clima di festa e fraternità.

 

Dopo pranzo un momento particolare: l’accoglienza dei nuovi AS censiti nella Comunità di Spezia e la nuova Comunità appena censita di Sanremo!

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Nel clima di accoglienza che era il “fil rouge” della giornata Gigi Borgiani, Direttore di Auxilium e Gianni Rotondo, presidente diocesano di Azione Cattolica hanno salutato l’assemblea e sollecitato gli AS a confrontarsi con le altre aggregazioni laicali presenti sul territorio su temi e progetti condivisi.

S.E. il Cardinale Angelo Bagnasco ha salutato affettuosamente le Comunità M.AS.C.I. spronandole all’impegno ed a farsi tutte parte diligente per lo sviluppo del nostro movimento.

2015-03-01 15.33.40La Santa Messa, concelebrata da Padre Roberto Del Riccio e Don Francesco Anfossi, Assistente ecclesiastico regionale,  ci ha trovati infine  tutti insieme nella Cappella del Seminario

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