Agorà….. l’educazione: valori dell’adulto scout

Valori dell’adulto scout  – P.J. Roberto Del Riccio

Responsabilità – fedeltà –  fiducia – speranza

Prendendo un elemento trasversalmente ai 5 punti di riferimento affidati che sono:

  • coscienza e responsabilità
  • fedeltà all’impegno nel servizio
  • la ricerca per la continua crescita
  • la fiducia nell’altro
  • la speranza cristiana nel quotidiano

Filo rosso: noi siamo invitati a lasciare il mondo migliore di come l’abbiamo trovato. Questo impegno mette insieme 3 cose:

  • i valori di riferimento: decidere se il mondo è meglio o è peggio, se una cosa è più o meno buona abbiamo bisogno di criteri di riferimento che sono i nostri valori
  • mette insieme il tempo cioè mette insieme il presente in cui noi ci troviamo e nel quale noi stessi ereditiamo, un mondo che altri ci hanno lasciato e mette insieme il futuro verso cui noi andiamo.

Parliamo di questo futuro per dare qualche indicazione che possa servire all’azione, a guardare come noi ci atteggiamo, quale posizione affettivo/ intellettuale, quale atteggiamento abbiamo nei confronti di questo futuro all’interno del quale il mondo noi vorremmo lasciarlo migliore.

Sarebbe molto interessante – ma non lo farò per il tempo – vedere una cosa che è fondamentale nel nostro atteggiarsi nei confronti della realtà: cioè tener conto della nostra debolezza e della nostra fragilità. Non siamo dei, ma non siamo nemmeno delle bestie…ma non siamo dei.

E qui la Chiesa è molto colpevole perché ha avuto un atteggiamento incapace di  affrontare la debolezza. Soprattutto in questi ultimi secoli nell’affrontare questo tema nel confronto della modernità, nella situazione in cui ci troviamo.

La nostra debolezza di fatto  – nel ragionamento normale della proposta di fede –  è qualcosa di tendenzialmente colpevole; noi siamo colpevoli di non riuscire a fare tutto quello che vorremmo.

Questo è falso. Noi non siamo dei, ma siamo chiamati ad affrontare per quello che siamo la realtà.

Che è più grande di noi. Dentro un’ affermazione come “lasciare il mondo meglio come l’abbiamo trovato” c’è il rischio di vivere dei deliri di onnipotenza e quando (per gli adulti) ci ritroviamo frustrati perché non siamo riusciti a fare ciò che ci proponevamo di fare il rischio di sentirci anche falliti è enorme.

Nelle piccole e nelle grandi cose.

Nel futuro verso il quale noi andiamo noi lo lasciamo a quelli che sono oggi entrati in questo mondo…che sono diversi da noi …e questo non è una colpa!

Possono non piacermi ma io sono chiamato a rispondere, a dare degli elementi perché loro vivano la loro vita, la loro storia. Questo è l’educatore.

Certo che gli trasmetto dei valori, gli trasmetto delle prospettive, degli orizzonti ma poi li vivranno loro alla loro maniera.

Noi eravamo diversi da quelli che ci hanno preceduto. I miei capi erano diversi da me e sono riusciti a trasmetterci quella passione e quel desiderio di cui si parlava prima.

La cosa è difficile proprio perché siamo chiamati – nella possibilità di riuscirci – a lasciare il mondo migliore a qualcuno che deve poi prenderlo nelle mani a modo suo e può non piacermi come lo fa ma il suo modo se è onesto, va bene,.

In tutte le situazioni noi abbiamo delle nuove possibilità – e questo è il futuro che ci viene incontro – delle possibilità che prima non c’erano e queste sono un’ opportunità o un pericolo? un’occasione o una tentazione? (direbbe un mio confratello) e questa è la sfida per la libertà, cioè nelle concrete situazioni che ci sono date cogliere cosa  di opportunità  la novità porta e cosa invece di pericolo quella stessa novità porta,  per valorizzare l’opportunità, la possibilità di bene  e contrastare invece il rischio di male.

Perché Papa Francesco non è capito: perché lui ragiona esattamente così quindi una cosa non è buona o cattiva..punto!

Una cosa in sé non è ne buona ne cattiva.

Portando all’esagerazione…. Il punto è: cosa di buono ha in sé quella situazione? Cosa di non buono ha in sé? Il buono sarà l’opportunità da valorizzare, il non buono sarà qualcosa da contrastare. Ma tutte le volte io devo rimettermi davanti alle situazioni e decidere in questa alternativa. Ribadisco: la novità che ho davanti è un’occasione o una tentazione?

E qui la parola tecnica della mia tradizione spirituale  è discernere, il discernimento.

Runer dice che ci sono due tipi di futuro:

guardare al futuro con questo tipo di atteggiamento sapendo che quello che mi viene incontro ci sono delle novità e queste novità hanno in sé delle opportunità e dei rischi, devo valorizzare gli uni contrastando gli altri, dice che questo futuro può essere intramondano, cioè quello che in realtà è già contenuto negli eventi che accadono, è quello che io posso far diventare presente attraverso la mia azione. Programmo delle cose, le metto in atto quello che accadrà é un futuro – perché non c’è ancora -ma quando accadrà è già tutto previsto nel mio progetto. Costruisco un mobile e il mobile verrà fuori come io l’ho pensato ed è frutto del mio sforzo, del mio lavoro, del mio impegno. In qualche modo è destinato ad essere superato, a passare.

C’è però un altro tipo di futuro – che lui dice – è quello assoluto: questo è qualcosa che non è prevedibile, non è programmabile ed è quel qualcosa che è di più rispetto a quanto dicevamo prima: verrà fuori qualcosa che non era previsto prima.

Questo qualcosa che è oltre di più rispetto al futuro intramondano lui lo chiama futuro assoluto e questo qualcosa di più non prevedibile e non controllabile – a suo giudizio per noi che siamo credenti – è la presenza di Dio.

La presenza di Dio si manifesta in quel futuro non prevedibile, che ci viene incontro.

Ma allora tornando al discorso che cose nuove ci presentano possibilità e rischi, cogliere e valorizzare, lavorare per le possibilità, significa in qualche modo cogliere, accogliere, lavorare per valorizzare la presenza di Dio.

Ma allora la presenza di Dio non è qualcosa nella realtà che viviamo di posto alle nostre spalle, anche se in qualche modo questa è una dimensione vera. Ma allora lasciare il mondo meglio di come lo abbiamo trovato, nel concreto delle nostre azioni, ha una dimensione divina di risposta di fede enorme. In questo senso allora uno dei valori dell’adulto scout che è la consapevolezza di poter appunto col suo impegno – partendo dal fatto che è debole e non è Dio-  ma con il suo impegno onesto – dando del “meglio” (abbiamo il motto che riconosce che non siamo dei) ma con il suo impegno nel lasciare il mondo meglio di come l’abbiamo trovato in realtà noi stiamo accogliendo –laddove ci apriamo  a ciò che è oltre le nostre previsioni –  ci apriamo all’azione di Dio.

Concludo: Ci sono delle tracce che ci impediscono di andare con decisione verso questo futuro assoluto. Perché nel futuro chiamato intramondano – quello che è conseguenza e frutto della nostra azione – conseguenza di ciò che noi facciamo come anche di ciò che non facciamo – ci sono dei segnali che vanno a volte a bloccarci.

Sono segnali del futuro assoluto: ad es. l’inquietudine e la paura per la non riuscita, per il non potere controllare ciò che accadrà.

Questa inquietudine che le cose sono appunto più grandi di noi e ci vengono incontro e che forse noi non le controlleremo sono la prova tangibile di questo futuro assoluto, cioè che è qualcosa che va oltre le nostre possibilità, ma che pur andando oltre le nostre possibilità ci viene incontro per essere in qualche modo accolto e valorizzato.

Come: imparando a riconoscere l’opportunità distinguendola dal pericolo, dal rischio, dalla cosa non buona, per valorizzare la prima e contrastare la seconda.

 

Caserta, 17 ott 2015