Prof. Savagnone: “L’adulto nel nostro tempo”

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Relazione del Prof. Savagnone: “L’adulto nel nostro tempo”

Il professore ha dato una lettura realistica della nostra società attuale:

il mondo disastrato è il mondo che abbiamo costruito noi adulti. E’ un mondo che dice qualcosa di noi, per esempio che non siamo più capaci di educare i nostri giovani: : l’emergenza educativa dipende dagli educatori, prepariamo giovani che saranno ancora più disastrati di noi.

Spesso siamo anche brave persone – anche noi cattolici di solito siamo brave persone – adulti  però  che raramente si interessano di politica, ma alla fine i nodi sono quelli della politica.

Abbiamo una delle peggiori classi politiche mondiali, ma è colpa dei politici e degli amministratori o di chi li vota? Non siamo in una dittatura!

Figuriamoci se, in un tale contesto, ha senso parlare di politica o di leggere i documenti della Chiesa Cattolica… ciò che domina è il mercato capitalistico, dove nessuno si lega a nessuno e si rispetta rigorosamente la privacy… si sta insieme finché dura e poi si cambia, discorso che vale per gli oggetti, come per le persone.

Perché siamo così?

Una radice potrebbe essere genetica: non abbiamo più bambini!

A partire dalla più tenera età sono trattati da adulti, sanno tutto, condividono i problemi della famiglia. Niente crescita graduale. Sono sempre più precoci.

In realtà un bambino troppo adulto quando cresce diventa un adulto-bambino.

Adulti eterni adolescenti, si esce dall’adolescenza intorno ai 40/45 anni. Incapaci di diventare “padre”.

Il prof. Savagnone richiama lo psicanalista Recalcati: il complesso di Telemaco.

Il padre è uno capace di trasmettere desideri, in una società che ha distrutto il desiderio (sostituendolo con la pulsione perché tutto deve essere appagato subito), gli ideali, le passioni per le quali valeva la pena vivere e pure morire Non ci sono più passioni e oggi guardiamo con diffidenza all’Islam perchè (sicuramente in una concezione sbagliata del martirio) ci rammenta che è possibile sacrificare per dei valori alti la propria vita.

Dovremmo invece ricordare che gli uomini nascono in relazione e la libertà di ciascuno comincia dove inizia quella dell’altro perché diventa libertà sociale, dove ci sono legami che creano vincoli ed escono dalla logica del mercato capitalistico per aprirsi a quella del dono.

Abbiamo bisogno di mettere in discussione le nostre categorie di pensiero e mostrarci ai ragazzi che ci osservano con le nostre fragilità, le ferite che la vita ci ha segnato sulla pelle come novelli Ulisse perché loro sono alla finestra con Telemaco, a scrutare il mare e ad attendere il nostro ritorno… il ritorno di persone capaci di essere testimoni alla sequela di un unico Maestro.