In visita ad Amatrice: il sisma visto da Laura

È sabato, ad Amatrice, il sabato anniversario dell’apparizione della Madonna a Lourdes. Scendiamo, anchilosati, dal pullmino nove posti. L’ input per il viaggio è di Maria Grazia, che ha diretto spettacoli teatrali per raccogliere fondi e ha invitato i bambini della scuola di Moneglia a preparare regali per i bambini di Amatrice. Siamo un gruppetto di mamme, Carolina, Mary, Silvana, due bambine di quarta elementare, Eleonora e Sol e due autisti, Alberto e Gian, che si alternano nelle dodici ore di viaggio.

Il sole ci sorprende, come una mano carezzevole che non ci aspettavamo alla partenza. La corona di montagne innevate ci sbalordisce… è un posto bellissimo! Troviamo don Savino vicino al tendone della Caritas, sotto la chiesa di Maria Santissima Assunta, inagibile, mentre la cripta, dove riposano le spoglie di don Minozzi, il fondatore dei Discepoli e delle Ancelle, è miracolosamente salva. C’è da sistemare il gradino per salire al container dei bagni… don Savino è lì e aiuta a posizionare i mattoni… ci presentiamo a suor Giuseppina e alle volontarie lombarde di turno e loro, senza perdere tempo, ci invitano a pranzo… tra un’ora è pronto, ci vediamo al tendone…

Don Savino ci accompagna alla chiesa prefabbricata, a lato della sua nuova casa. Meno di un mese fa è crollato anche il campanile della chiesa di sant’Agostino, lo abbiamo visto tutti, in televisione… sembrava che volesse sfidare le forze della natura, ma non ce l’ha fatta… ora in questa sala, chiusa dai pannelli verso il fondo, si fa ginnastica, vengono i fisioterapisti per le riabilitazioni e verrà anche una squadra di parrucchieri! Don Savino è orgoglioso della chiesa/sala polifunzionale…

“Diciamo insieme una preghiera a Dio Padre… perché Dio è Padre, vero? Ce lo ricordiamo, nonostante tutto?” dice a noi e ai ragazzi di amatrice presenti, che ci aiuteranno a scaricare i regali dei bambini della scuola di Moneglia. Suor Maria ci racconta del crollo del convento, là, nella zona rossa. L’ultimo terremoto, quello del 18 gennaio, ci dice con una mano sul cuore, è stato terribile perché è stato “un terremoto dentro”… e ce lo riconferma la mamma che ha cercato di alleggerire al figlio di pochi anni, le scosse, seguendo l’esempio di Benigni ne “La vita è bella”, come se fosse un gioco… alla terza volta, la finzione è crollata e ora, vacilla anche la fiducia nei genitori… avevano un negozio, che è crollato e ormai vivono nei paraggi della loro casa, in un prefabbricato, perché è dura mettere le scarpe alla porta, ogni sera, prima di andare a dormire, pronte per essere infilate al volo, al minimo movimento della terra…

Siamo imbarazzati nell’accogliere l’invito a pranzo, non vorremmo essere di peso, siamo andati con l’idea di “portare” qualcosa, non di “prendere”… alla fine decidiamo di restare, affascinati da tanta bellezza naturale e umana… don Savino ci ha ricordato che non importa quanto abbiamo portato nella busta e nei pacchetti regalo, perché la cosa fondamentale è aver messo il cuore lì, nella busta e nei pacchetti… e noi, ci accorgiamo, ogni momento di più, che vorremmo restare, tirarci su le maniche e dare una mano, subito.

Pranziamo sotto il tendone. I volontari sono sorridenti e gentili, i tavoli sono affollati di uomini in uniforme, alcune donne hanno la pettorina per la tutela degli animali… il cibo non manca, si sta al caldo, ma prima di ripartire vogliamo fare due passi verso il centro, fin dove è possibile arrivare senza pericolo… salutiamo don Savino, scattiamo una foto di rito tutti insieme e lo lasciamo alle mille persone che hanno bisogno delle sue parole di conforto e di speranza…

Il parco giochi della scuola distrae l’occhio dalle pareti squarciate. La chiesa di sant’Agostino, o meglio, le due pareti rimaste in piedi della chiesa, sono laggiù, in fondo alla via chiusa dal nastro giallo… in questa palazzina sono morte tre persone, nella casa di fianco le putrelle rosse tengono stretto il tetto e ancora più a lato, un muro crollato lascia vedere un armadio coi vestiti riposti con cura sotto le custodie…

“Dio è Padre, vero?” le parole di don Savino risuonano più dure delle macerie… mille domande si affacciano alla mente, mentre i passi si fanno pesanti…

Due piccoli fogli verdi, plastificati, spiccano sulla bacheca della piazzetta: “Chi avesse visto il mio gattino sparito la notte del 24 agosto…”

Dobbiamo rientrare… tornare a casa, per continuare a far spettacoli teatrali con Maria Grazia che non si stanca mai di chiedere la collaborazione del parroco, della pro loco e del comune di Moneglia… e ora sappiamo che il nostro contributo sarà ben poca cosa se si limiterà all’invio di denaro… ad Amatrice c’è bisogno di coraggio, di speranza e di energia generosa per ricominciare, magari imparando dai giapponesi – che se ne intendono di terremoti – oppure pregando intensamente don Minozzi perché non si spenga l’impeto delle opere che aveva avviato…

“Dio è Padre, vero?”

Sì, don Savino… continua a ricordarcelo, con la tua forza e il tuo sorriso…

Laura Mapelli

Adulta scout della Liguria