La diocesi di Viviers incontra quella di Ventimiglia

Paola e Gianpaolo De lucia (MASCI) con Dino Durano (CARITAS), tutti volontari della Parrocchia Sant’Antonio alle Gianchette di Ventimiglia dove da un anno sono ospitate soprattutto famiglie e donne migranti in transito, nel week end del 27-28 maggio si sono recati nelle Ardeche, per una testimonianza sull’esperienza di accoglienza migranti in atto a Ventimiglia.

Mons. Louis Balsa, vescovo di Viviers, Suor Francesca, delle Suore di Foucault , Emanuel un giovane seminarista e circa una ventina di giovani tra i quindici e i 20 anni li hanno accolti con le loro domande, perplessità e preoccupazioni.

Infatti questi giovani stanno facendo un percorso di formazione spirituale in preparazione all’ esperienza di servizio che faranno questa estate ai campi migranti di Ventimiglia. 

“Per un anno – dice loro Viviane – ci siamo confrontati sul versetto della Bibbia: Genesi 4,4-10: ”Caino dov’è tuo fratello? Che hai fatto?” ed ora vogliamo sentire dalla vostra viva voce come è stato per voi l’incontro con queste persone così diverse da noi che chiamiamo migranti prima di fare la nostra esperienza di incontro questa estate”.

Parlare di Ventimiglia come laboratorio di fraternità raccontando la storia di questi due ultimi anni alla luce delle domande: Caino dove è tuo fratello? Che hai fatto? è stata una sfida dura per i tre volontari che hanno sin dagli inizi nel 2015 vissuto tutte le luci e le ombre di questo.

Un’esperienza in cui la Provvidenza ha fa

tto sentire forte la sua presenza sia nel sopperire ai bisogni materiali di queste persone sia, purtroppo, nel rispetto della libertà dell’uomo. Neanche Dio può cambiare il cuore dell’uomo e aprirlo alla fraternità se questi non vuole. Nonostante l’amore di tante persone che ha permesso di nutrire, vestire e alloggiare più di 18.000 persone in transito la risposta di Caino “sono forse il custode di mio fratello?” rimane pe

 

r molti, soprattutto minori, nella maggior parte dei casi ancora attualissima.

Mentre la domanda rimbalza da istituzione a istituzione, il fiume con le sue sponde sassose, le sue insidie nascoste, li accoglie. Come la tratta intercetta le ragazze. Ma le opere realizzate restano e continuano ad alimentare la speranza che presto alla domanda “Caino che hai fatto?” ci possano essere risposte diverse. Paola e Gianpaolo ci racconteranno poi l’esperienza di questi giovani a luglio.