Valpolcevera: 1 promessa e 3 rinnovi

Domenica 24 febbraio 2018, la Comunità Valpolcevera è andata in uscita per celebrare un’occasione importante nel cammino scout e della Comunità: quattro nuove promesse e l’ingresso ufficiale nel Movimento di Raffaella, Federica,
Massimiliano e Luciano.

Massimiliano, non avendo un trascorso nello scautismo giovanile, ha preso gli impegni contenuti nella promessa per la prima volta. Gli altri, hanno rinnovato la loro promessa giovanile. Tutti abbiamo firmato la Carta di Comunità.

A Voltri, attraverso il parco di Villa Duchessa di Galliera, abbiamo raggiunto il santuario delle Grazie.

Lungo il percorso abbiamo fatto alcune tappe dove abbiamo avuto modo di riflettere sul M.A.S.C.I. di ieri e di oggi, sulla Comunità e sulla Promessa.

Proponiamo di seguito le riflessioni proposte.

M.A.S.C.I. ieri…

Passato il periodo della ricostruzione dello scautismo
giovanile, cancellato dal fascismo per dare spazio alle organizzazioni di
regime e perché gli ideali fascisti mal si conciliavano con quelli scout, Mario Mazza, uno dei fondatori dell’ASCI, intuì che passati gli anni del periodo
educativo, anche coloro che non avessero avuto, o potuto, per qualsivoglia
motivo, fare il servizio di educatori nel movimento, avrebbero potuto
voler continuare a vivere l’avventura scout.

Inizialmente ciò avvenne attraverso le Compagnie dei
Cavalieri di San Giorgio
, composte da soci adulti dell’ASCI.

 Poi nel 1954 nacque un’associazione apposita,
il MASCI, appunto.

Nell’assemblea
fondativa del Masci nel 1954, Mario
Mazza, prima di chiudere il suo intervento, si sofferma sulle ragioni della
scelta del termine “Comunità” anziché dell’anglosassone “club”.

 E’ anche da queste parole  che si capisce la vicinanza dello scautismo
italiano allo scautismo francese, scelta effettuata alla ripresa del
dopoguerra, e non a quello americano o inglese.

Il
fondamento di questa scelta sta nell’aver abbracciato il “Personalismo
Comunitario” secondo il quale la realizzazione della persona può avvenire
solo nella Comunità e che, quest’ultima, deve favorire lo sviluppo della
vocazione dei singoli per non diventare una forma di sopraffazione e tirannia.

Vorremmo
rileggere con vuoi un po’ di letteratura in merito: considerate che queste
parole sono state scritte  negli anni
’50…

 Scriveva Mario Mazza:

“Nell’art.4 abbiamo fatto bene ad iscrivere il termine
Comunità e ad escludere quello di club perché compagnie e comunità votate
all’eroismo ne abbiamo visto agire molte nella storia della Chiesa e perciò
dell’umanità, ma il più eroico dei club di cui ci parlano le antiche carte è
forse quello dei “picnic papers” di Dickens, scritti apposta per ironizzare
amabilmente sull’anglicana abitudine del riunirsi per darsi l’aria di fare
qualcosa di molto serio ed importante non facendo niente… L’idea di formare la
branca degli adulti nel momento ansioso e combattuto della ripresa è stata mia
e materialmente tengo molto a questa paternità, ma il nome di compagnie con
tutti gli attributi di sapore cavalleresco è venuto da Augusto Lupoli, di cara
memoria, e proprio nel suo ricordo io non vorrei rinunciare  al primo dei termini che piacevano all’antico
fratello, quello di Compagnia. Credo però sia più corretto scegliere oggi
quello di Comunità per sottolineare una forma diversa e più decisa di
compagnia, quella cioè di adulti scout che si riuniscono per un fine preciso di
lavoro da svolgere in vita comune.”

E ancora Carlo Ceschi all’assemblea di Genova-Rapallo del 1956,  tratteggia un movimento vivo e centrato sulla vita delle Comunità, inserito nella Chiesa locale e attento alla realtà, che mira a  “mantenere vivo ed operante negli scouts divenuti adulti lo spirito della Promessa e della Legge”. Ribadisce la missione sociale del Movimento, delle sue Comunità e dei singoli: l’obiettivo di fondo è “portare lo spirito dello scautismo cattolico nella famiglia, nell’ambiente di vita, di lavoro e nella società per lasciare il mondo un po’ migliore di come lo si è trovato”. Sottolinea l’importanza di aiutare lo scautismo giovanile rifuggendo le tentazioni, vive in qualcuno, di rientrare nell’Asci quale quarta branca.

Scrive:

 “Cosa sono state le
nostre compagnie se non comunità cristiane di uomini operanti nello spirito
scout? In esse si è cercato comunitariamente l’aiuto reciproco nell’approfondimento
della formazione morale e spirituale di ciascuno, persuasi in coscienza che
nessuno ha mai finito di educarsi e migliorarsi. Si è coltivato lo spirito di
fedeltà alla Chiesa, approfondendo i concetti cristiani della società e della
famiglia e ci si è impegnati al reciproco sostegno in campo sociale e
professionale… Quali sono stati i mezzi impiegati per il raggiungimento di tali
scopi? Innanzi tutto la ricerca di una fraternità operante non solo tra gli
adulti scout ma anche tra le famiglie. Incontri regolari, settimanali o
quindicinali, in sede; attività all’aperto quando è stato possibile;
particolari celebrazioni di festività. Le compagnie meglio organizzate hanno
promosso corsi di aggiornamento religioso, sociale, tecnico, culturale e
politico”

Tutte queste parole, ribadiamo,  scritte  negli anni ’50  ci danno conferma che la  scelta di essere “Masci” è una scelta  che supera i momenti storici contingenti, con i loro “mal di pancia” sociali e culturali e che  risponde invece alla chiamata che ha ogni uomo di vivere in modo attivo e consapevole il  tempo e la stagione della propria vita.                                                                (da Strade aperte “Una Comunità per la Persona, per il Movimento, per il mondo”)

M.A.S.C.I. oggi….

insieme di persone che condividono un percorso di fraternità e di fede  retto dagli ideali dello scautismo.

cosa serve una
comunità….

  • a realizzare la
    fraternità
  • a vivere momenti di
    preghiera
  • a fare servizio
  • a verificare se stessi
    e la fedeltà ai valori
  • è un’opportunità per
    leggere i segni dei tempi

quali sono i valori
che ci tengono in comunità…

  • tutti quelli della
    nostra Legge e Promessa

quali sono i rischi…

  • stare troppo bene
    insieme
  • discutere troppo senza
    sperimentare la concretezza del fare
  • avere spiccata la
    modalità del fare ma non coltivare la dimensione dell’essere
  • poter implodere in se
    stessa e quindi chiudersi
  • non essere una
    comunità scout ma semplicemente un gruppo di famiglie

quali i tempi…

  • il tempo della
    programmazione
  • il tempo del confronto
  • il tempo del servizio
  • il tempo della
    preghiera e del cammino spirituale
  • il tempo della
    celebrazione
  • il tempo del gioco
  • il tempo della festa
  • il tempo dell’incontro
    con gli altri
  • il tempo della
    condivisione
  • il tempo della vita
    all’aperto

quali le modalità…

  • incontrarsi
    periodicamente
  • fare delle uscite
  • mangiare insieme e
    vivere momenti di fraternità
  • consentire la presenza della famiglia e amici

                                                                                                                                             (da www.masci.it)

Comunità

La Comunità è ciò che contraddistingue gli Adulti Scout. Senza la Comunità si è solo degli adulti
nostalgici o innamorati di un metodo educativo che – alle singole persone – non
serve a nulla.  L’essere Adulti Scout
passa solo ed esclusivamente attraverso la condivisione con altre persone che
hanno  la stessa passione per i valori
espressi dallo scautismo, ma possono dirsi tali – Adulti Scout – solo quando
sono “dentro” a una Comunità che
consente loro di vivere questi valori in chiave adulta.

Le diverse Comunità, sparse nel territorio
nazionale, nell’intento di riconoscersi appartenenti ad uno stesso ideale, ed
esprimendo la volontà di trovare punti comuni che consentissero di dare
significato  a questa passione per lo
scautismo, queste sono riuscite ad esprimere lo Stare Insieme attraverso un
Patto: il Patto Comunitario. Indirizzi programmatici, progetti e quant’altro,
sono nati dopo, quando l’Essere Insieme ha reso necessario darsi
un’organizzazione, esigenza che ha originato il Movimento, all’interno del
quale ogni Comunità è autonoma. Per
definire le regole dello Stare Insieme il Movimento si è dato uno Statuto.

 Il Patto Comunitario è il documento
“ideologico” con i principi e i valori, lo Statuto è il documento organizzativo
del Movimento. E il Movimento è tale solo perché c’è la volontà delle Comunità di aderirvi nell’osservanza
del Patto e accettando le regole dello stare insieme.

La
Comunità nel Patto Comunitario e
nello Statuto del Masci

Dal Patto Comunitario

 4. La Comunità

4.1 Il MASCI si fonda sulla Comunità che si propone di essere:

 4.1.2 centro di
fede e di speranza cristiane,

 4.1.3 
luogo di amicizia, di educazione permanente, di confronto, di gioia, di
rinnovamento e di ricarica personale,

 4.1.4   ambiente in cui si elaborano scelte comuni
di impegno e di servizio,

 4.1.5  
realtà autonome per quanto riguarda l’organizzazione e le attività, in
riferimento a quanto scritto nella Carta di Comunità, che condividono i valori
e gli obiettivi del MASCI e partecipano alla vita del Movimento, anche
collaborando con altre Comunità.

 4.2  La Comunità è aperta alla collaborazione
con i Gruppi di scautismo giovanile e con altre associazioni che operano nel
quartiere e nella Parrocchia, per progettare e realizzare iniziative a
vantaggio della comunità locale.(…)

6.1.4 Nella Comunità confrontiamo il nostro cammino
di fede accogliendo fraternamente anche chi non ha questo dono, ma lo rispetta
e lo ricerca (…)

6.2.6  Siamo consapevoli dei problemi delle famiglie
e ci impegniamo, come persone e Comunità,
a sostenere quelle in difficoltà con specifiche iniziative. La fede cristiana
ci stimola all’apertura, all’accoglienza e all’aiuto verso le famiglie in
difficoltà, verso coloro che sono tentati di rifiutare la vita, le persone
sole.(…)

8.1.2 Le nostre sono
anche “Comunità di servizio” – nei
confronti della famiglia, della società e delle Istituzioni – che cercano il
modo migliore per dare efficacia alla loro azione, anche ispirandosi
all’insegnamento sociale della Chiesa.

Dallo Statuto, Articolo 4, della Comunità:

1. Cellula fondamentale e
primaria del M.A.S.C.I. è la Comunità,
luogo di amicizia, di condivisione, di esperienza di fede e di servizio, dove
si realizza l’educazione permanente dell’Adulto Scout secondo lo stile ed il
metodo ispirati alla pedagogia degli Scout e delle Guide, i cui elementi
caratterizzanti sono indicati nel Patto comunitario.

2. La Comunità del M.A.S.C.I., fatte salve le
competenze esclusive dei livelli regionale e nazionale, opera secondo i
principi di autonomia e di responsabilità nell’organizzazione e nei programmi,
privilegiando l’attenzione alla realtà sociale e civile, alla Chiesa locale ed
alle esigenze di crescita personale di tutti i suoi membri.

3. La Comunità partecipa alla vita ed alla crescita del Movimento e contribuisce attivamente, con responsabilità e consapevolezza, a rendere importante e significativa la sua presenza nella società e nella Chiesa. (da Strade aperte “Una Comunità per la Persona, per il Movimento, per il mondo”)

Promessa da pronunciare la prima volta….

Con l’aiuto di Dio,
prometto sul mio onore di fare del mio meglio
per compiere il mio dovere verso Dio e verso il
mio Paese,
per aiutare gli altri in ogni circostanza,
per osservare la legge scout.

Mentre pronuncio la Promessa mi rivolgo a Dio, perché con lui non
manco di nulla e quindi chiedo aiuto.

Mi impegno a voce alta, davanti a tutti, in modo chiaro…

Impegno me e non gli altri, così se sbaglio non do la
responsabilità agli altri!!

Il massimo che posso promettere non è essere perfetta, ma di
impegnarmi per migliorare.

Mi impegno in qualcosa che è “bene” per me, un dovere, un modo per essere felice. Servire Dio, Diventare una buona cittadina, Aiutare gli altri … non importa la loro razza, sesso o
religione…

Tutto ciò sempre, non solo quando è esaltante … ma anche quando
mi costa fatica!!!

Osservare
la Legge che mi lega a milioni di ragazzi, intenzionati a lasciare il
mondo un po’ migliore di come lo si è trovato
.

La Guida e
lo Scout:

  • pongono il loro onore nel meritare fiducia
  • sono leali
  • si rendono utili e aiutano gli altri
  • sono amici di tutti e fratelli di ogni altra Guida e Scout
  • sono cortesi
  • amano e rispettano la natura
  • sanno obbedire
  • sorridono e cantano anche nelle difficoltà
  • sono laboriosi ed economi
  • sono puri di pensieri, parole ed azioni

(riflessione di una Guida  scritta nella veglia prima di pronunciare la sua Promessa)