Giornata dello Spirito: la relazione

TESTI E RELAZIONI DELLA GIORNATA

Relazione Padre Nicola Gay – Giornata dello Spirito – Seminario Arcivescovile 17 marzo 2019

Ho organizzato la mia relazione in tre capitoli: un inquadramento su come si è arrivati agli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 e quale era il contesto nel quale sono nati, quindi  una serie di dati rispetto alla situazione della povertà in Italia, per dare concretezza al mio discorso ed infine ho pensato di fare qualche punto di raffronto fra gli obiettivi sostenibili così come presentato dall’ONU e dall’Enciclica di Papa Francesco Laudato Si’, testi pubblicati quasi nello stesso momento e che certamente hanno molti punti in comune.

Allora inizio proprio facendo qualche sottolineatura su come si è arrivati a questi obiettivi che vengono dopo quelli del millennio (quelli dal 2000 al 2015): obiettivi che nascevano in un contesto molto diverso. Gli obiettivi dell’Agenda 2030 vogliono essere un po’ l’immaginario collettivo di quello che è un progresso per tutta l’umanità; quelli del 2000 nascevano dopo la caduta del muro di Berlino in un contesto in cui era molto sentito e sperato il progresso come qualcosa che avrebbe fatto discendere su di tutti ricchezza; si diceva che diventando più ricchi in qualche modo la ricchezza sarebbe gocciolata su di tutti.

Nel 2013 – 2015 quando sono stati pensati i nuovi obiettivi si cominciava a rendersi conto che questo non era più così vero; nel periodo 2013 – 2015 il contesto era molto diverso, c’era una grossa frammentazione. C’era stata una crisi economica per la prima volta generata dai paesi ricchi fondamentalmente legata ad aspetti finanziari e questo ha fatto percepire come le cose fossero ormai molto evolute: nel 2013 – 2015 ormai era diventato chiaro che la comunità internazionale fosse profondamente divisa.

Questa incertezza politica era molto esasperata anche della crisi economica. Per cui gli stati da una parte hanno iniziato a rivendicare una autonomia di sovranità (quello che verrà definito come sovranismo) dall’altra parte c’era una difficoltà crescente a incidere sui processi mondiali, si apprezza una evidente spaccatura per cui da una parte c’è chi cerca di essere lui a decidere dall’altra ci si rende conto che in realtà ormai nemmeno gli stati più grandi riescono più a incidere su tutta una dimensione ampia del modo di procedere del mondo dal punto di vista economico e sociale.

Allora proprio l’elaborazione di questi nuovi criteri risente di questa frammentazione e ne risente in modo piuttosto significativo perché diventa un negoziato tecnico politico, alla fine proprio per evitare delle tensioni che impediscono un risultato finale accettabile si cerca di trovare un equilibrio che tenga conto dei vari settori di provenienza delle diverse richieste. Quello che veniva pensato come un ideale molto grande che anche il Segretario Generale delle Nazioni Unite aveva fatto proprio, di non dimenticare neppure uno, di non lasciare indietro neppure uno, si comincia a capire che non è più vero perché non lasciare indietro neppure uno vuol dire che di fatto l’attenzione deve essere sugli ultimi e i primi possono fare un po’ quello che vogliono, si comincia a comprendere che invece c’è bisogno di scenari in cui a tutti è chiesto qualcosa: non soltanto agli ultimi di accelerare ma in qualche modo anche i primi di ripensare proprio il modo di essere.

Un altro aspetto che emerge in questo periodo e che influisce poi molto sugli obiettivi dello sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 è che ci si rende conto che bisogna tenere assieme lo sviluppo economico, lo sviluppo sociale e la protezione ambientale. È in quegli anni che si comincia a rendersi conto come o si tengono assieme queste cose o alla fine davvero qualcosa manca. E allora all’interno di ciascuno degli obiettivi si elaborano dei sotto-obiettivi proprio perché in questo modo possono essere sottolineate la dimensione sociale, la dimensione economica e anche la dimensione ambientale.

 Alla fine, quello che capita è che gli obiettivi diventano addirittura 17 con 109 sotto-obbiettivi (rispetto agli obbiettivi del millennio che erano 8).

Questo fa sì che si rende meno chiaro l’obiettivo di fondo: da una parte c’è l’idea che questi obiettivi vadano bene nel loro insieme che non può esistere uno che vada in conflitto con gli altri, devono essere armonizzati dall’altra parte in qualche punto si fa fatica ad armonizzarli: per esempio si parla da una parte del raddoppio della produttività agricola ma dall’altra parte si dice che deve esserci una sostenibilità ambientale, il raddoppio significa l’uso di fertilizzanti e quant’altro necessario mentre la sostenibilità ambientale invita  invece a un maggior rispetto della natura quasi incompatibile con il raddoppio della produttività.

I 17 obiettivi risentono del periodo che stiamo vivendo.

Se voi provate a pensare anche il modo con cui è visto l’ONU è andato cambiando in questi anni: al tempo della guerra fredda l’ONU era il luogo in cui ci si trovava per cercare di discutere e per cercare di vivere in pace

Dopo la caduta del muro di Berlino poco alla volta il ruolo dell’ONU è molto cambiato: per alcuni versi da alcuni stati anche molto grandi è snobbato, gli Stati Uniti si sono tirati fuori da vari progetti dell’ONU che, quindi, non è più per alcuni il luogo di incontro di tutti; in questo periodo si fa fatica a trovare qualcosa che anche simbolicamente sia significativo di tutta l’umanità.

A livello mondiale non si sa più bene a chi far capo perché viene un po’ a mancare un’istanza unitaria che possa raccogliere le speranze, i desideri di tutti e vedremo come l’ONU cerca comunque di farlo ed in qualche modo anche la Enciclica di Papa Francesco Laudato Si’ si propone anche come un riferimento a livello mondiale.

Allora bisogna rendersi conto proprio di queste caratteristiche. All’interno del progresso sociale uno degli aspetti che non era stato trattato ma che in realtà era molto importante, era quello delle disuguaglianze. Noi ormai viviamo in situazioni in cui anche nei paesi ricchi esistono diseguaglianze impressionanti.

Ormai è chiaro che la metà della ricchezza mondiale è detenuto dal 1% della popolazione: questo è qualcosa di insostenibile!  

Questo aspetto della diseguaglianza richiede delle riflessioni proprio sul nostro modo di vivere: come dicevo precedentemente non è vero che la ricchezza dei più ricchi gocciola sui più poveri, la realtà è che alcuni crescono nella loro ricchezza a danno proprio di quelli che non ne hanno, e un po’ come se asciugassero invece di lasciar gocciolare.

In questo contesto sono nate queste indicazioni dei 17 obiettivi dello sviluppo sostenibile con 109 sotto obiettivi.

L’obbiettivo 1, porre fine ad ogni forma di povertà nel mondo ha una serie di goals successivi.

 Entro il 2030, eliminare la povertà estrema per tutte le persone in tutto il mondo, attualmente misurata come persone che vivono con meno di $1,25 al giorno

Entro il 2030, ridurre almeno della metà la percentuale di uomini, donne e bambini di ogni età che vivono in povertà in tutte le sue dimensioni in base alle definizioni nazionali

Applicare a livello nazionale sistemi adeguati e misure di protezione sociale per tutti, includendo i livelli minimi, ed entro il 2030 raggiungere sostanziale copertura dei poveri e dei vulnerabili

Entro il 2030, assicurare che tutti gli uomini e le donne, in particolare i poveri e i vulnerabili, abbiano uguali diritti riguardo alle risorse economiche, così come l’accesso ai servizi di base, la proprietà e il controllo sulla terra e altre forme di proprietà, eredità, risorse naturali, adeguate nuove tecnologie e servizi finanziari, tra cui la microfinanza.

Entro il 2030, costruire la resilienza dei poveri e di quelli in situazioni vulnerabili e ridurre la loro esposizione e vulnerabilità ad eventi estremi legati al clima e ad altri shock e disastri economici, sociali e ambientali

Garantire una significativa mobilitazione di risorse da una varietà di fonti, anche attraverso la cooperazione allo sviluppo rafforzata, al fine di fornire mezzi adeguati e prevedibili per i paesi in via di sviluppo, in particolare per i paesi meno sviluppati, ad attuare programmi e politiche per porre fine alla povertà in tutte le sue dimensioni

Creare solidi quadri di riferimento politici a livello nazionale, regionale e internazionale, basati su strategie di sviluppo a favore dei poveri e attenti alla parità di genere, per sostenere investimenti accelerati nelle azioni di lotta alla povertà

Passerei ad un secondo aspetto: dare uno sguardo ad alcuni dati della povertà in Italia, ricavati dall’ISTAT, dove si dice che in Italia la popolazione a rischio di povertà o di esclusione sociale è pari al 30%, una percentuale in aumento rispetto al 2017 (questi sono dati del 2018). Sono dati che ci pongono molto lontano rispetto agli obiettivi che l’Europa si era fissata proprio a riguardo della povertà. Nel 2017 c’erano 1.778.000 famiglie in condizione di povertà assoluta: Il 6,9% è la percentuale delle famiglie in condizione di povertà assoluta, 5 milioni e 58 mila persone! Il livello più alto dal 2005

Negli ultimi anni purtroppo questi indici sono ulteriormente peggiorati, le famiglie giovani in particolare sono le più penalizzate con un’incidenza fare al 9,6%, se in generale le famiglie in povertà assoluta sono l’8,4% le famiglie giovani in questa situazione sono il 9,6%. La condizione dei minori si conferma la più preoccupante il 12,1% dei minori è in povertà assoluta per un totale di un milione e 208 mila soggetti; quasi la metà di chi è a rischio di povertà o esclusione sociale vive nel sud Italia, dove si registra l’incidenza più elevata di soggetti in povertà assoluta: il 10,3% delle famiglie e l’11,4 degli individui.

Di fronte a questo nel 2018 per la prima volta c’è un intervento dello Stato italiano, il reddito di inclusione, prima misura universalistica di lotta all’indigenza in Italia.

L’attuazione comincia proprio nel 2018 e noi a San Marcellino abbiamo osservato come molte delle persone da noi prese in carico, pure con delle difficoltà, (per esempio bisogna avere la residenza da due anni e i senza dimora spesso non hanno questo requisito) hanno beneficiato di questo sostegno.

Circa 190 euro al mese non sono molti ma per uno che ha nulla significa invece tanto: significa potere comprare qualcosa, a volte contribuire a trovare una stanza.

 Il REI non ha soltanto un aspetto economico ma anche un aspetto di accompagnamento sociale, ovviamente molto importante. È chiaro che i fondi stanziati sono risultati assolutamente insufficienti rispetto alle persone che ne avevano bisogno e dunque molti alla fine non lo hanno ricevuto.

Un aspetto importante è anche che sono realizzati interventi e servizi aggiuntivi, ci sono degli interventi che permettono di dare dei piccoli aiuti o degli accompagnamenti a delle forme di lavoro che sono molto semplici a volte ma che comunque contribuiscono a ridare un minimo di dignità alla persona dal momento che riceve qualcosa a fronte di un piccolo lavoro fatto. Non soltanto ma hanno la possibilità proprio perché hanno il diritto al REI di avere un assistente sociale col quale confrontarsi, vedere se e come si può intervenire in qualche modo per migliorare la situazione.

Il REI ha cominciato a funzionare nel secondo semestre del 2018 (c’è voluto del tempo per metterlo a regime) e certamente questo ha dato un aiuto a molte di queste persone perché ha contribuito a reinserirle in un circuito in cui, vedendo anche che ricevono qualcosa, sono più invogliate a fare dei passi avanti.

Questo è l’aspetto fondamentale: la persona in difficoltà si rende conto che avendo determinati comportamenti può migliorare la propria situazione e questo aiuta a migliorarsi.

Oggi c’è il reddito di cittadinanza che è molto più ricco con investimenti dello Stato italiano più grandi; ci sono dei dubbi perché il reddito di cittadinanza è come se avesse vari obiettivi in parte un po’ contraddittori, da una parte è rivolta alle persone che non hanno possibilità di lavorare, a delle persone povere, dall’altra parte vorrebbe essere un incentivo per entrare nel mondo del lavoro, cose che sono un po’ diverse tra loro.

Un provvedimento certamente molto significativo con degli stanziamenti molto grandi che però rischia di avere degli obiettivi troppo diversificati.

Occorrerà vedere quando funziona per la parte più legata ad un reddito di cittadinanza e quanto funziona per l’inserimento nel mondo del lavoro: due aspetti assai diversi e condensati in un unico intervento che proprio per questo rischia di essere un po’ difficile da mettere in pratica.

Richiede infatti una efficienza da parte dello stato che deve essere in grado di proporre dei lavori e così via e non si sa quanto si sia in grado già nel 2019 di proporre queste cose.

Ci sono anche delle ingiustizie a proposito della attiva distribuzione delle risorse: molti di voi sapranno che ad una persona totalmente invalida lo Stato Italiano offre la pensione di invalidità, l’unico piccolo problema è che la pensione di invalidità è di 290 Euro: questa cifra era già così nel 1985 quando io sono arrivato a Genova, all’epoca era più alta della pensione sociale la quale comunque ha avuto un minimo di indicizzazione ed è cresciuta, la pensione di invalidità non è mai è cresciuta.

Faccio ancora un salto, così da toccare i tre aspetti che volevo sottolineare.

Volevo accostare gli obbiettivi dello sviluppo sostenibile con l’Enciclica Laudato Si’, sottolineando qualche punto di convergenza e qualche differenza.

 Entrambi i documenti si presentano come universali: è evidente l’universalizzazione degli obiettivi dello sviluppo sostenibile da parte dell’ONU ma certamente anche il Papa si propone come un riferimento ai cristiani e tutte le persone di buona volontà. L’idea è proprio quella di presentare un modo sostenibile di vivere tutti in un modo migliore in questo mondo e certamente è stato molto positivo il fatto che per la prima volta il Papa accoglie tutta una serie di dati scientifici ormai acquisiti. Questo ha reso l’Enciclica molto più condivisa e condivisibile da parte di tanti, un comune punto di partenza e il Papa sottolinea questa dimensione universale traendo ispirazione dal Cantico di San Francesco: essendo stati creati dallo stesso padre noi tutti esseri dell’universo siamo uniti da legami indivisibili e formiamo una sorta di famiglia universale.

Si guarda al bene di tutta l’umanità, al bene del mondo intero perché c’è la consapevolezza sempre più grande che siamo in un mondo unico, che siamo tutti sulla stessa barca; la manifestazione di venerdì da questo punto di vista credo che sia un primato, in 100 e più nazioni in contemporanea in una marea di piazze milioni di giovani hanno manifestato per il loro futuro. Questo non era mai accaduto, anche perché probabilmente prima non era possibile: i mezzi di comunicazione a nostra disposizione permettono di fare sì che è una ragazza svedese riesca in qualche modo ad attirare l’attenzione e a condensare tutta una preoccupazione che c’è in tanti e a fare in modo tale che milioni, centinaia di milioni di persone si trovino assieme a manifestare per un qualcosa che riguarda tutti.

Sia gli obiettivi dell’ONU che l’Enciclica parlano anche di contenuti che sono proprio rivolti a tutti perché ci toccano tutti: questo è un altro punto, è un po’ come se le soluzioni possibili richiedano un approccio integrale per lottare contro la povertà, per restituire dignità agli uomini e al contempo preservare la natura.

Sono sempre gli aspetti a cui avevo fatto cenno: l’aspetto economico, quello sociale e quello dell’attenzione alla natura.  

Qui però emerge molto di più l’aspetto delle ineguaglianze. Il Papa ha dato all’analisi scientifica uno spazio mai concesso realizzando così proprio un’innovazione anche del magistero che fa proprie alcune indicazioni scientifiche facendole diventare dati di partenza per tutto il proprio magistero. La Chiesa è diventata un attore a pieno titolo nell’arena mondiale proprio perché dà spazio esplicitamente a questa pluralità di registri di parole legittime. Una differenza anche fra la Laudato Si’ e il documento dell’ONU è che l’Enciclica è più esplicita delle dichiarazioni delle Nazioni unite nel nesso fra ecologia e sociale, è molto più esplicita proprio perché come dicevo all’inizio l’ONU ha dovuto tenere conto di tante cose tali che alla fine un po’ di affermazioni sono risultate annacquate. Il Papa è molto più reale in quello che afferma; per esempio lui sottolinea molto l’esigenza che si continui a perseguire in maniera prioritaria l’obiettivo dell’accesso al lavoro per tutti. Il discorso che il Papa ha fatto all’Ansaldo, in occasione della sua visita a Genova, era da questo punto di vista veramente molto incisivo: è il lavoro il vero obiettivo che dovrebbe sempre consentire ai poveri una vita degna, lui insiste molto su questo, il lavoro è qualcosa che da dignità alla persona, non è la ricchezza ma è la possibilità di vivere del proprio lavoro che ridà dignità. Il Papa denuncia in molteplici occasioni in modo radicale la cultura dello scarto.

Il Papa è molto più diretto ed esplicito, la sua posizione sulla crescita va oltre a quanto è formulato negli obiettivi dell’Agenda 2030, suggerisce la necessità di una certa decrescita affinché i paesi del Sud possono continuare a crescere sottolineando proprio queste ineguaglianze che ci sono, come c’è bisogno di una crescita che abbia rispetto per tutti e che può anche comportare una certa decrescita in alcuni paesi che attualmente sfruttano in modo esagerato la terra.

Tutto questo porta a delle convergenze indiscutibili fra i testi internazionali come per esempio i 17 obbiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 con la Laudato Si’, in sostanza una riabilitazione della politica come servizio di un bene. Che cosa si percepisce che viene a mancare: qualcuno che guidi questo sviluppo, perché ormai è chiaro che i singoli stati non riescono più, al di là delle affermazioni per cui l’Italia cerca di andare per conto suo a fare degli accordi con la Cina che evidentemente sarebbe meglio fare come Unione Europea per mantenere un minimo di possibilità di discussione. Gli Stati Uniti non riescono a far pagare le tasse alla Apple, degli stati così enormi non riescono più a far pagare le tasse alle proprie aziende! fino a vent’anni fa questo era impensabile

Allora questo fa capire come veramente noi siamo in una situazione in cui non si sa più bene chi guida il mondo, chi guida lo sviluppo.

Il Papa sottolinea la necessità di un multilateralismo, come primo segno della riabilitazione della politica, bisogna trovarsi, parlare, discutere, confrontarsi e cercare di trovare delle modalità che davvero permettano a tutti di vivere meglio assieme. Il ritorno della politica passa anche attraverso il ruolo delle istituzioni nazionali. La politica non deve sottomettersi all’economia e questa non deve sottomettersi ai dettami e al paradigma dell’efficientismo e della tecnocrazia.

Questo è forse il punto di maggiore distanza fra l’Enciclica e gli obiettivi dello sviluppo sostenibile perché nel sottofondo della visione dell’ONU c’è l’affermazione mai esplicita ma sempre implicita che se si è intelligenti, tecnocrati tutto funziona meglio. Il Papa dice che non è proprio così, alla fine c’è bisogno di un sistema che sia più umano e che sia meno affidato soltanto a coloro che sono più ricchi, che stanno meglio. Papa Francesco sottolinea come ci sia bisogno di un rinnovamento radicale delle strutture in vista di una unità nuova, arriva addirittura a identificare quasi i dannati della terra con il popolo di Dio, come se fosse necessario rendersi conto di come i poveri sono quelli che ancora una volta ci rivelano la presenza del Cristo.

Come l’attenzione data a loro deve essere qualcosa che ridà a ciascuno di noi la speranza. Finirei qui sottolineando proprio questo aspetto che, mentre negli obiettivi dello sviluppo sostenibile in qualche modo anche gli eccessi che ci sono stati sulla finanza vengano, come dire, raccolti, il Papa invece sottolinea che questo è proprio una delle cause che richiedono una maggiore attenzione perché non capiti proprio che ci sia il vitello che uccide.

 Il Papa non da le ricette, non è certamente compito suo però questo aspetto che lui sottolinea di una dimensione politica multilaterale, cioè che tiene conto di tutti, che invita ad avere dei luoghi dove affrontare assieme questi problemi, cercando di vederli da tutti i punti di vista cercando di essere sempre più attenti alle necessità di tutti, è possibile.

Qualcuno ricorda anche che c’è una tradizione nella storia delle Nazioni Unite che va in questa direzione e che è ancora quella del buon governo, si tratta di quello che era stato trattato come spirito di Filadelfia, che riprende la dichiarazione del 1944 proclamata dalla Organizzazione Internazionale del lavoro e che intendeva fare della Giustizia sociale una delle pietre angolari dell’ordine giuridico internazionale. Dunque, non è che queste indicazioni che emergono dalla Laudato Si’ nascano in un contesto in cui non c’è niente di simile, ci sono dei filoni in questo senso anche all’interno delle Nazioni Unite che però negli ultimi anni hanno preso piuttosto un altro percorso che è quello dell’efficientismo. Io termino qui e spero di non essere stato troppo confuso. Ho sviluppato 3 parti, avrete tre domande che possono aiutare a riflettere in modo da poter comprendere sempre di più il nostro mondo e in particolare proprio questi obiettivi che attraverso l’ONU tutto il mondo si è dato in cui si cerca veramente di pensare a uno sviluppo che sia sostenibile in cui sempre di più la povertà (intesa in un senso molto ampio e articolato) possa finalmente ridursi. Vi ringrazio molto della vostra attenzione.