Riccardo ci precede

“Nel nostro passaggio in questo Mondo, che ve ne accorgiate o no, stiamo lasciando una traccia”…… e Riccardo di tracce ne ha lasciate molte.

Oggi, 7 maggio 2015, a Roma si svolge il funerale di Riccardo Della Rocca, già presidente del Masci dal 2007 al 2014.

Riccardo Della Rocca
Riccardo Della Rocca

Come M.AS.C.I. Liguria abbiamo condiviso il percorso proposto in questi sei anni da Riccardo.  Abbiamo apprezzato lo sforzo di aprire il M.AS.C.I. al mondo esterno, cercando il dialogo con le realtà sociali ed ecclesiali, senza paura del confronto.

L’abbiamo sentito parlare in occasione di molti incontri, non perchè fosse un tuttologo, ma perchè il suo acume gli permetteva di essere sempre di stimolo per tutti su qualsiasi argomento.

Lo vogliamo ricordare proprio con il testo del suo intervento a Genova in occasione del convegno del 9 giugno 2012 alla Biblioteca Berio sul tema ETICA PERSONALE ED ETICA DELLE ISTITUZIONI .

[mypdf file=”2015/05/rdrlacostituzione9giugno2012″ title=”Scarica il testo integrale”]

Nel suo intervento Riccardo aveva parlato della Costituzione svolgendo una appassionata relazione, partendo dal concetto che essa è una profezia democratica, poiché scritta da esuli tornati in patria, da rappresentanti di masse popolari da sempre escluse dal potere, da pensatori a lungo tenuti ai margini della cultura nazionale.
Ma oltre ad essere una “profezia” la nostra Costituzione ha il significato di “patto”. Di fronte ad una società stremata e sconvolta i Padri costituenti, divisi su tanti aspetti fondamentali: la prospettiva politica, la visione del mondo, i legami internazionali, ebbero la consapevolezza di dover ricostruire una reale e profonda coesione sociale.
La Costituzione Italiana è il patto in cui un intero paese per più di 50 anni si è riconosciuto, anche nei momenti di maggiore lacerazione; questo è stato vero fino alla fine degli anni ’70 quando lo spirito di questo patto ha consentito la vittoria sul terrorismo. In questi 50 anni la Carta è stata sia la narrazione dei migliori miti civili, sia l’ammonimento verso i peggiori vizi nazionali, ha offerto la misura dell’incompiutezza della statualità italiana, ha rappresentato il non ancora del paese reale, ha rivelato una feconda inattualità della coscienza nazionale. Dopo di allora il sentimento di “profezia” si è sbiadito e il valore di “patto” si è lentamente frantumato, non solo politicamente ma soprattutto sotto l’aspetto etico e culturale.Con puntualità ha scorso gli articoli critici che oggi sono disattesi o gravemente violati: l’art. 1, che sancisce la Repubblica come democratica e fondata sul lavoro, mentre il lavoro oggi è ridotto a merce alla pari di bulloni, petrolio e macchine. L’art. 3 sull’uguaglianza reale – siamo il paese europeo con le maggiori differenze di reddito tra le fasce sociali, con la minore mobilità sociale tra i paesi industrializzati, il paese in cui permangono gravi disuguaglianze tra uomini e donne. L’art. 11, sulla pace tradita e su enormi spese convogliate verso armamenti e guerre invece che verso la scuola, la sanità, la previdenza e l’inclusione sociale. E ancora l’art. 34 con il gravissimo fenomeno della dispersione scolastica e il 54 per il quale i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina e onore ed ancora l’art. 118 sulla sussidiarietà.
Ha proseguito il suo intervento chiedendosi e chiedendoci si siano accettabili tutte queste contraddizioni o se siamo in presenza di una grave ipocrisia istituzionale?
Ma oltre alle contraddizioni occorre saper leggere quanto di nuovo ha fatto irruzione nella nostra storia e che i nostri Padri costituenti non potevano neanche immaginare. In economia i mercati che conoscevamo non esistono più e una ristretta oligarchia finanziaria governa la ricchezza del mondo in modo ingiusto ed insensato.
Occorre quindi una nuova “fase costituente” nel senso alto \di questa parola, cioè di conoscenza della realtà, di pensiero, di fiducia nelle forze dell’uomo moderno. Apriamola questa fase, proviamo ad esercitarci a riscrivere la nostra Costituzione; una riscrittura vera, non un momento celebrativo come tanti ce ne sono ma chiamando ad una riflessione vera non solo le forze politiche ma tutti i corpi collettivi, tutte le persone appassionate del “bene comune”, tutti coloro che vogliono partecipare e conservare la vita democratica.
Questo è il compito a cui siamo chiamati: parlare di riscrivere la nostra Carta può sembrare una provocazione o una bestemmia ma come talvolta ascoltare una bestemmia ha un valore provvidenziale perché ci ricorda che “solo Dio è il Signore e solo a Lui è dovuto ogni onore”, così questa “bestemmia civile” può condurci a riappropriarci di questa profezia civile e di questo patto di cittadinanza.