L’esecutivo regionale nel campo di Ventimiglia

Trecento pasti caldi, più o meno, serviti sabato a mezzogiorno e forse qualcuno di meno la sera, al campo migranti Roja, gestito dalla Croce Rossa Italiana… aggiungiamo una cinquantina di donne e minori, accolti nei locali della Caritas, Parrocchia di Sant’ Antonio, sfamati anche la domenica… questi, in sintesi estrema, i numeri del nostro servizio al confine est della Liguria, dopo mesi che Giampaolo, Magister della comunità di Ventimiglia, ci raccontava della situazione e ci invitava a toccare con mano, solo per un paio di giorni.

I numeri però dicono poco o niente dell’esperienza vissuta… cosa ne sanno, delle cifre convenzionali, di occhi smarriti, sorrisi e di “grazie” scanditi in tutte le lingue, forse nei tanti dialetti africani e d’altre parti del mondo? Soprattutto, i numeri, tacciono i silenzi della sofferenza, che leggi sui volti dei tanti giovani – dagli adolescenti ai trentenni… occhio e croce, l’età dei miei figli! – mano sul cuore e via, al tavolo, per mangiare in fretta e ripartire… Qualcuno scherza perché lo riconosci al secondo giro di vassoio e fa segno che la pancia è ancora vuota, tanto che ti sembra un ragazzo in gita scolastica, finalmente libero dalle pressioni familiari, preso dall’avventura come l’eroe sognato nell’infanzia…

C’è il viso di una ragazza a riportarti nella dura realtà. Vent’anni, dal Mali (la mia ignoranza geografica non riusciva neppure a collocarlo…) Siede al tavolo da sola, dopo che gli altri hanno già mangiato, e una bimbetta dai codini colorati le dorme sulle gambe. Le chiedo se vuole lasciarla in braccio a me, per mangiare tranquilla e me la passa, con lo sguardo spento, neppure diffidente o arrabbiato, no, incapace di chiedere qualsiasi cosa… e mi accorgo che la bimba è bagnata, cavolo, col freddo che fa, come si può… tranquilla, mangia il riso caldo e troviamo i pannolini di ricambio, i pantaloni e ti seguiamo di là, nella camerata delle donne – anche qui sono rare le donne anziane, la maggior parte sono ragazze – dove fa un freddo cane e la bimba intanto si è svegliata e mangia dei bocconi di qualcosa che sembra una torta, avvolti con cura in un tovagliolo di carta… vuoi qualcosa da mangiare per la bambina? Altre ragazze intorno a loro, teste di treccine, cappelli di lana enormi, bianchi o neri, con luccichini tristi, e una risponde in italiano per lei, sì, grazie… torniamo con un piattino di Hello Kitty – sapete che il suo nome completo è Kitty White? E non ha la bocca… – colmo di purè caldo . Le altre la imboccano, ci vuole un bavaglino, eccolo… e la mamma ci informa che oggi è il compleanno della piccola… auguri, cucciola, peccato non avere una candelina e una torta, chissà, forse sarà meglio festeggiare in un’altra occasione, quando sarete arrivate alla meta… già, perché i due campi migranti di Ventimiglia, sono solo una breve sosta nel lungo viaggio per raggiungere parenti e amici che sono riusciti a stabilirsi in Francia o in  Germania e chi sta bene, riparte in fretta, dopo un riposo veloce, giusto il tempo per restare in infradito qualche ora e rimettere i piedi negli scarponcini… forse è questa la ragione per cui le docce della Croce Rossa, da due mesi, hanno solo acqua fredda… i containers dove dormono sono caldi, l’acqua no, tanto nessuno si ferma a lungo…

Dal caldo luglio del 2016 ogni giorno, passano ancora, dai due campi, dalle cinquanta alle ottanta persone. Giampaolo e Paola, la sua dolcissima e determinata moglie, ci hanno raccontato di quel luglio… del parcheggio antistante la Parrocchia gremito di gente, dei turni assurdi dei volontari dalle sei del mattino fino alle due di notte, dopo l’arrivo dell’ultimo treno… le persone stipate dovunque per poter dormire, persino nella chiesa… gli sforzi incredibili per differenziare i rifiuti che venivano prodotto su larga scala… Ora gli sbarchi sono quasi fermi, per l’inverno, ma si prevede che riprenderanno verso marzo, anzi, forse prima, per via di nuova guerra africana… numeri in aumento…

Comunicare, per noi, è stato relativamente facile, coi gesti e mostrando gli oggetti… immagino che non sia sempre così tranquillo, quando hai a che fare con usanze e credenze diverse… pensate a mille persone di sesso maschile stipate sotto lo stesso tendone, con qualcuno che ha pure la pretesa di rivendicare una certa superiorità tribale rispetto ad altri e vorrebbe saltare la coda per ricevere il cibo… un delirio! Del resto, non possiamo selezionare solo dei santi… arrivano uomini, donne e bambini, identici a noi, con le nostre stesse contraddizioni umane e che ti fanno innervosire quando vogliono un bicchiere di plastica grande e pulito perché quello del figlio è troppo piccolo per bere…

Ci vorrebbe tempo per educare, pazienza per insegnare il rispetto delle regole, ma qui, ai campi migranti di Ventimiglia, si è solo di passaggio… un pasto caldo, una doccia, con lo shampoo e il bagnodoccia nel bicchierino di plastica e via, verso la meta… qui, si contano solo i numeri…

Un gruppo di noi è stato coinvolto nell’assegnazione dei capi d’abbigliamento al campo della Croce Rossa, un container dove mancavano indumenti invernali, cappelli, sciarpe e guanti… così Maria ha passato il berretto a qualcuno che ne aveva più bisogno…

La nostra uscita è stata allietata, nel pomeriggio di sabato, dalla riunione del Masci di Ventimiglia, che ha riassunto in parole e immagini, la storia della comunità e ha dato prova di ottima accoglienza col rinfresco a base di chiacchiere e focaccine! J