E-state con noi da Ventimiglia


Questa estate nella cittadina di Ventimiglia è stata « calda » in tutti i sensi.

La presenza dei migranti ha visto l’incremento dei minori non accompagnati, le diverse pulizie del greto del fiume dai rifiuti ma, anche dalla vegetazione,hanno reso più difficili le condizioni di vita di quanti vivono per strada e trovano rifugio lungo il Roya, la chiusura intorno a ferragosto del centro di accoglienza parrocchiale le Gianchette, diverse manifestazioni di cittadini – che richiedevano il ripristino dell’ordine e del decoro pubblico in città, le polemiche per l’apertura dell’infopoint Eufemia – nel quartiere Roverino.

Questi e altri eventi che hanno spaccato la vita della città rilanciano il tema della convivenza pacifica tra soggetti portatori di istanze diverse all’interno della società democratica e del suo futuro.

In tal senso mi sembra che il quadro delineato dalla legge 47/2017 , legge Zampa offra una pista interessante: propone una nuova forma di cittadinanza attiva in cui su base volontaria si può diventare tutori di un minore non accompagnato. Il punto di forza di questa figura è l’aspetto relazionale, il ripristino del principio di fiducia reciproca nella relazione adulto /bambino, fiducia troppo spesso tradita dalle figure di riferimento nei minori non accompagnati. Si ispira al principio della genitorialità diffusa per cui ciascun adulto è responsabile della crescita dei « cuccioli d’uomo » non solo dal punto di vista dei bisogni materiali ma soprattutto dei bisogni relazionali. Le dichiarazioni a tutela dei minori non mancavano certamente, questa ulteriore specifica vuole mettere in risalto come costruire una società inclusiva in cui non ci sia soltanto la cura del disagio ma la promozione della salute dell’intero corpo sociale, parte dal prendersi cura nella relazione della crescita in umanità dei « cuccioli umani ».La figura del tutore del minore esisteva già ma, il suo ruolo era soprattutto istituzionale e esercitato da figure professionali quali avvocati, assistenti sociali, assessori alle politiche sociali, cui a volte veniva affidato un numero enorme di minori, tanto da rendere impossibile il costituirsi di una relazione tra il minore e lo stesso tutore che a volte decideva senza neanche conoscerlo.

La legge 47 invece chiama tutti all’impegno civile del tutoraggio per costruire una relazione diretta con il minore una relazione umana in cui possa fare esperienza di una cura che supporta, lenisce le ferite, accoglie sogni. All’approccio istituzionale centrato sugli aspetti giuridici della questione della gestione del minore la legge 47 auspica si sostituisca un approccio relazionale, collaborativo, centrato sull’ascolto attivo e sulla effettiva possibilità di tradurre in fatti le istanze ascoltate grazie al rapporto uno ad uno o massimo due ad uno con il tuttore. Il compito principale del nuovo tutore è quello di ascoltare per costruire con il supporto delle Comunità in cui sono inseriti i minori, un progetto educativo centrato sulla persona che si ha di fronte e non su uno stereotipo di minore non accompagnato.

Le statistiche rilevano che la maggior parte desidera effettivamente fermarsi e costruire un progetto di vita gli mancano punti di riferimento, adulti capaci di effettuare quel rispecchiamento emotivo che aiuta il minore ad investirsi in un progetto di realizzazione del proprio sé. La legge 47 chiama ciascuno di noi a generare futuro attraverso la cura dei « cuccioli d’uomo » abbandonati. Un patrimonio prezioso per l’umanità è nelle mani della nostra generosità a rispondere : I care.

di Paola De Lucia