Due si per l’acqua, bene comune

[mypdf file=”2011/05/duesiperacquabenecomune” title=”Scarica l’articolo in formato pdf ” ]

Referendum 12 e 13 giugno 2011

DUE SI PER “ ACQUA BENE COMUNE “

I Principi

Risoluzione Assemblea Generale delle Nazioni Unite ( luglio 2010 )
L’Assemblea … dichiara il diritto all’acqua potabile e sicura ed ai servizi igienico-sanitari un diritto umano essenziale al pieno godimento della vita e di tutti i diritti umani .

Risoluzione Parlamento Europeo ( marzo 2006 )
Il Parlamento Europeo … dichiara che l’acqua è un bene comune dell’umanità , e come tale l’accesso all’acqua costituisce un diritto fondamentale della persona umana .

Articolo 43 della Costituzione della Repubblica italiana
A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale.

dal Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa
Il principio della destinazione universale dei beni si applica naturalmente anche all’acqua, considerata nelle Sacre Scritture come simbolo di purificazione e di vita : in questo dono di Dio , l’acqua è elemento vitale , imprescindibile per la sopravvivenza e pertanto un diritto di tutti ….  L’acqua , per la sua stessa natura, non può essere trattata come una mera merce tra le altre e il suo uso deve essere razionale e solidale . La sua distribuzione rientra , tradizionalmente , fra le responsabilità di enti pubblici , perché l’acqua è stata sempre considerata come un bene pubblico , caratteristica che va mantenuta qualora la gestione venga affidata al settore privato …. Senza acqua la vita è minacciata . Dunque il diritto all’acqua è un diritto universale e inalienabile .

Benedetto XVI in “ Caritas in veritate “Il diritto all’alimentazione, così come quello all’acqua , rivestono un ruolo importante per il conseguimento di altri diritti , ad iniziare , innanzitutto , dal diritto primario alla vita . E’ necessario, pertanto , che maturi una coscienza solidale che consideri l’alimentazione e l’accesso all’acqua come diritti universali di tutti gli esseri umani, senza distinzioni né discriminazioni .

Mons. Mariano Crociata, Segretario della CEI

“In questo scenario conservano tutto il loro peso i processi di privatizzazione, che vedono poche multinazionali trasformare l’acqua in affare, a detrimento dell’accesso alle fonti e quindi dell’approvvigionamento, con conseguente perdita di autonomia da parte degli enti governativi. Il tema va affrontato dalla comunità internazionale, per un uso equo e responsabile di questa risorsa, bene strategico – l’oro blu! – attorno al quale si gioca una delle partite decisive del prossimo futuro. Richiede un impegno comune, che sappia orientare le scelte e le politiche per l’acqua, concepita e riconosciuta come diritto umano, come bene dalla destinazione universale … A dire quanto queste problematiche tocchino la sensibilità comune, la Corte Costituzionale ha ammesso a referendum due quesiti, sui quali il popolo italiano sarà chiamato ad esprimersi nel prossimo mese di giugno”.

Benedizione dell’acqua durante la Veglia Pasquale :

“ O Dio, degnati di benedire quest’acqua , che tu hai creato perché dia fertilità alla terra , freschezza e sollievo ai nostri corpi . Di questo dono della creazione hai fatto un segno della tua bontà”

 

Ma non vogliamo neanche dimenticare Francesco :

“ Laudato si’, mi Signore, per Sor Acqua ,

la quale è molto utile et humile et pretiosa et casta “

 

Mozione approvata dall’Assemblea Nazionale del MASCI di Principina
In considerazione dell’invito ad una cittadinanza sempre più consapevole e dell’adesione del MASCI  nazionale al Forum dei Movimenti per l’Acqua , e soprattutto in considerazione del principio indiscutibile che l’acqua è per tutti chiediamo :
a) alle strutture di servizio di livello nazionale di sensibilizzare gli adulti scout al problema della privatizzazione dell’acqua attraverso tutti gli strumenti di comunicazione disponibili ( Strade Aperte, sito ufficiale del Movimento, altri mezzi che le strutture stesse riterranno più opportuni ).
b) al Movimento di appoggiare la campagna referendaria contro la privatizzazione dell’acqua , e di chiedere a tutti gli adulti scout di diffondere al di fuori del Movimento i principi che sono alla base del voto referendario

Difendere UN BENE COMUNE

L’opinione di un giurista , Stefano Rodotà

Rodotà , intervistato circa l’importanza della gestione pubblica dell’acqua, ammette che in vari casi la gestione pubblica italiana abbia prodotti risultati pessimi, e che esiste una percezione diffusa di un “ pubblico “ equivalente a spreco, carrozzone ,clientela e corruzione . Se però ci arrendiamo all’idea che non si possa invertire la rotta, il privato avrà sempre la meglio . E con lui, gli interessi di pochi. Per l’acqua bisogna proporre un modello di gestione che non torni a vecchi sistemi pubblici ma introduca il significato di BENE COMUNE ….. I beni comuni vanno oltre la classica dicotomia pubblico-privato. E’ un altro modo di “ possedere “. Sono beni a titolarità diffusa, appartengono a tutti e a nessuno, nel senso che tutti devono poter acceder ad essi e nessuno può pretenderne l’esclusività . Sono l’acqua, l’aria, la conoscenza ( incluso l’accesso alla rete ), i patrimoni culturali e ambientali , beni da amministrare con i principi di solidarietà e sostenibilità , nell’interesse delle generazioni che verranno . L’acqua, per essere salvaguardata , non è sufficiente che rimanga in mano a un soggetto pubblico : noi abbiamo l’obbligo di garantire ai beni comuni la permanenza nel tempo considerando la loro attitudine a soddisfare bisogni collettivi …. Parlare di beni comuni significa anche parlare di diritti fondamentali .

Circa la separazione tra proprietà e controllo , continua Rodotà : da tempo è acquisizione della cultura giuridica che la gestione sia anche proprietà sostanziale . E’ il gestore che mette i soldi, che investe . Che si mantenga la maggioranza formale quando oltre il 40%  è in mano ai privati , è chiaro che si determina un’asimmetria che non è misurabile solo con le percentuali numeriche .

Sul concetto di bene comune sentiamo Ugo Mattei , docente di diritto civile , e tra gli estensori dei quesiti referendari :
… la nozione di beni comuni , di cui oggi finalmente si parla molto , costituisce probabilmente una delle categorie del pensiero politico più innovative che sono state elaborate in questi ultimi tempi , idonea a produrre un cambiamento di linguaggio … i beni comuni devono essere tutelati in modo decentrato e costituiscono una sorta di cuscinetto che porta e riequilibrare i rapporti tra pubblico e privato nel nostro sistema costituzionale ….La battaglia per i beni comuni è anche una battaglia per le generazioni future .

“Pietro Greco , giornalista scientifico e docente universitario , da queste definizioni dell’acqua come bene comune :
-l’acqua è un bene non rivale : se io la utilizzo non impedisco agli altri di utilizzarla
è un bene non escludibile : non posso impedire agli altri di bere , ma neppure di cucinare e di lavarsi .
-è un bene non confinabile : la pioggia cade dappertutto, i fiumi la trasportano dappertutto .
Ogni tentativo di rendere l’acqua blu un bene “ rivale “ , “ escludibile “ e “ confinabile “ è un tentativo artificioso .

I QUESITI REFERENDARI

Gli estensori: 

Gaetano Azzariti  (ordinario di diritto costituzionale Università di Roma La Sapienza)

Gianni Ferrara (emerito di diritto costituzionale Università di Roma La Sapienza)

Alberto Lucarelli (ordinario di diritto pubblico Università di Napoli Federico II)

Ugo Mattei (ordinario di diritto civile Università di Torino)

Luca Nivarra (ordinario di diritto civile Università di Palermo)

Stefano Rodotà (emerito di diritto civile Università di Roma La Sapienza)

Primo quesito

Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Abrogazione

«Volete voi che sia abrogato l’art. 23 bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto legge 25 giugno 2008 n.112 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n.133, come modificato dall’art.30, comma 26 della legge 23 luglio 2009, n.99 recante “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia” e dall’art.15 del decreto legge 25 settembre 2009, n.135, recante “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea” convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n.166, nel testo risultante a seguito della sentenza n.325 del 2010 della Corte costituzionale?»

 

Secondo quesito:

Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale di norma

«Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell’art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”, limitatamente alla seguente parte: “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”?»

 

FINALITA’ DEL PRIMO QUESITO: fermare la privatizzazione dell’acqua

Si propone l’abrogazione dell’art. 23 bis (dodici commi) della Legge n. 133/2008 , relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica.

È l’ultima normativa approvata dal Governo Berlusconi. Stabilisce come modalità ordinarie di gestione del servizio idrico l’affidamento a soggetti privati attraverso gara o l’affidamento a società a capitale misto pubblico-privato, all’interno delle quali il privato sia stato scelto attraverso gara e detenga almeno il 40%.

Con questa norma, si vogliono mettere definitivamente sul mercato le gestioni dei 64 ATO (su 92) che o non hanno ancora proceduto ad affidamento, o hanno affidato la gestione del servizio idrico a società a totale capitale pubblico. Queste ultime infatti cesseranno improrogabilmente entro il dicembre 2011, o potranno continuare alla sola condizione di trasformarsi in società miste, con capitale privato al 40%. La norma inoltre disciplina le società miste collocate in Borsa, le quali, per poter mantenere l’affidamento del servizio, dovranno diminuire la quota di capitale pubblico al 40% entro giugno 2013 e al 30% entro il dicembre 2015.

Abrogare questa norma significa contrastare l’accelerazione sulle privatizzazioni imposta dal Governo e la definitiva consegna al mercato dei servizi idrici in questo Paese.

 

FINALITA’ DEL SECONDO QUESITO: fuori i profitti dall’acqua

Si propone l’abrogazione dell’’art. 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), limitatamente a quella parte del comma 1 che dispone che la tariffa per il servizio idrico è determinata tenendo conto dell’ “adeguatezza della remunerazione del capitale investito”.

Poche parole, ma di grande rilevanza simbolica e di immediata concretezza. Perché  la parte di normativa che si chiede di abrogare è quella che consente al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio.

Abrogando questa parte dell’articolo sulla norma tariffaria, si elimina il “cavallo di Troia” che ha aperto la strada ai privati nella gestione dei servizi idrici: si impedisce di fare profitti sull’acqua.

 

Parliamo di soldi :

Secondo un principio economico sempre valido :

La gestione pubblica tende al PAREGGIO DI BILANCIO

La gestione privata tende al PROFITTO

Per ciò che riguarda la gestione dell’acqua , quelli che cercano di guadagnarci   sono anche piccoli o grandi imprenditori locali , ma soprattutto società multinazionali, alcune già  operanti nell’ “affare acqua “altre pronte a dare la scalata alle quote societarie . Oltre alla esclusiva ricerca del profitto che le contraddistingue ,esse hanno l’aggravante di non avere NESSUN LEGAME CON IL TERRITORIO .
Inoltre , il  ricercatore Emanuele Lobina ( università di Greenwich ) fa un’affermazione che , se veramente rispecchia una situazione reale , è a dir poco preoccupante : “ Gli investitori hanno individuato alcuni mercati floridi in cui il coinvolgimento della società civile non è poi così forte da fermare gli affari privati . Tra questi ci sono alcuni stati del Maghreb e del Medio Oriente . Non mancano , però , alcuni esempi europei come i Paesi dell’Est , la Spagna e l’Italia .”

Un motivo in più per andare a votare !

La bolletta :

Con la gestione privata la bolletta aumenterà ? Secondo la CONVIRI  ( Commissione Nazionale di Vigilanza sulle Risorse Idriche ) , negli ultimi tre anni il livello medio di crescita delle tariffe si attesta sul 5%  , a parte casi clamorosi di aumenti come quelli effettuati  da   Acqualatina , società a capitale misto pubblico-privato .

Anche prescindendo dalla scelta tra pubblico e privato la bolletta è destinata a crescere , per far fronte agli investimenti necessari a raggiungere adeguati livelli di servizio , visto che , secondo una stima del Censis , gli aiuti pubblici a fondo perduto non dovrebbero superare nei prossimi anni il 14% . Fino ad ora ( secondo la CONVIRI ) nel 2009 gli investimenti sono stati solo il 56% di quelli necessari .Inoltre : teniamo presente che la bolletta dell’acqua in Italia è tra le più basse d’Europa , una media di 300 euro l’anno , in confronto a cifre alte più del doppio nelle altre capitali europee . Sempre in Italia, la spesa media annuale in acqua minerale per una famiglia è di 340 euro .

In Europa due esempi di capitali virtuose, Berlino e Parigi, che dopo anni di gestione privata dell’acqua sono tornate al pubblico , Berlino addirittura con un referendum cittadino !

Per saperne di più :

www.acquabenecomune.org , sito ufficiale dei movimenti per l’acqua , con una quantità di notizie

www.conviri.it : sito della Commissione Nazionale di Vigilanza sulle Risorse Idriche . Vi si possono leggere i rapporti annuali

Alessandro Zardetto : H2ORO , le mani di pochi sul bene di tutti . Castelvecchi editore , 2011

Ercole Ongaro e Fabrizio De Giovanni : H2Oro , perché l’acqua deve rimanere pubblica . EMI ( con DVD dello spettacolo teatrale )

E per chi avesse 90 euro da investire esiste il Blue Book , che si propone di esaminare i principali aspetti tecnici ed economici del Servizio Idrico Integrato . Utilitatis , piazza Cavour, 3 , Roma