150° Italia: Seconda parte

I primi 15 anni del 1900

Discorso elettorale   di Giovanni Giolitti    29 ottobre 1899

….In Italia, paese di salari bassissimi, i generi di prima necessità sono tassati più che in qualsiasi altro paese del mondo; le imposte colpiscono più gravemente i poveri che i ricchi;la giustizia è lenta costosissima e senza sufficienti garanzie; l’istruzione elementare è insufficiente la secondaria e la universitaria così organizzate da costituire vere fabbriche di spostati….E’ urgente che il governo e i partiti costituzionali si persuadano che il paese non presta più fede alcuna alle promesse e che solo con una energica azione, con un radicale mutamento di indirizzo si può riacquistare la fiducia del popolo

Ecco come già alla fine dell’800 Giolitti, interpretando perfettamente la  crisi di fine secolo,  tracciava le linee del suo nuovo programma politico di stampo liberale che tentava di  garantire anche al proletariato  diritti sindacali e politici. Ricoprendo la carica di  ministro degli interni nel ministero Zanardelli dal 1901 al 1903, Giolitti caldeggiò l’inserimento nel governo dei socialisti e dei cattolici,grandi forze politiche escluse nei precedenti ministeri che invece secondo lui potevano esprimersi in partiti di opposizione nell’ambito della legalità e dello stato. A questo proposito, nel discorso alla camera del 4 febbraio 1901, durante la riunione che determinò la caduta del ministero Saracco disse

Io non temo le forze organizzate, ma quelle inorganiche. Perché su quelle si può esercitare legittimamente e utilmente l’azione del governo, contro i moti inorganici non vi può essere che l’uso della forza. Si osteggia la creazione di legali Camere del lavoro perché queste farebbero crescere i salari. Ma tenere bassi i salari è un vero errore politico perché rende nemiche dello stato quelle classi che costituiscono in realtà la maggioranza del paese….

Nei seguenti ministeri dal 1903 al 1914 furono nazionalizzate le ferrovie, si introdusse il suffragio universale, fu monopolizzata l’assicurazione sulla vita,si operò la conversione della rendita nazionale  dal 5 al 3,5% ,fu istituito un Consiglio superiore del lavoro atto a notificare al governo le necessità economiche nazionali Anche nella politica estera  Giolitti portò felicemente a conclusione la conquista della Libia Per la verità non esistevano grandi motivi di interesse economico che spingessero l’Italia in questa impresa, se non il riscatto delle nostre sconfitte coloniali precedenti. Forse la motivazione più convincente la espresse Giolitti stesso nel discorso del settembre del 1911

…se in Libia non andassimo noi ,ci andrebbe qualche altra potenza interessata politicamente o economicamente. D’altra parte l’Italia, che si era così profondamente commossa per l’occupazione francese di Tunisi, non avrebbe tollerato che  l’evento  increscioso si ripetesse per la Libia..

Anche se Giolitti non fu il vero promotore dello sviluppo economico dell’Italia, bisogna riconoscere che  lo favorì fornendo alla nazione un giusto inquadramento giuridico e politico Sta di fatto che l’economia italiana nei primi anni del 1900 ebbe un notevole incremento quantitativo e qualitativo

1895                           1911-15 Reddito nazionale                                    61 miliardi di lire                    92 miliardi

reddito  pro-capite                                               1886                           2458

Produzione energia idroelettrica                          62%                               90%

La prosperità italiana  non è che un modesto aspetto dell’espansione economica mondiale. Alla vigilia dello scoppio della grande guerra   lo sviluppo della tecnica e dei mezzi di comunicazione ,la stabilità monetaria e l’incremento demografico avevano  favorito l’economia di tutti i paesi del mondo e come dice l’economista Gino Luzzatto

…….Tutte le regioni del mondo erano come dei vasi comunicanti in cui l’economia di ogni singola regione era strettamente condizionata da quella di tutte le altre

Per documentare l’espansione dei commerci internazionali prendiamo come esempio  i dati che riguardano il traffico nel Canale di Suez nell’arco di quarant’anni

Numero navi                                 stazza

1870 486                                  437.000 ton.

1890 3389                                6.580.000 ton

1910 4.553                              16.580.000 ton

La grande guerra
Il pretesto della guerra fu dato certamente dall’attentato all’erede al trono austriaco Francesco Ferdinando avvenuto  a Sarajevo, ma le cause del conflitto sono da ricercarsi in una serie di crisi internazionali che sono tappe graduali nella  preparazione della guerra

– il consolidamento  dell’intesa anglo-franco-russa e lo sfaldamento della triplice alleanza

– la rapida  ascesa della Germania a potenza navale, con conseguenti ripercussioni sul mondo coloniale

– i movimenti nazionalisti e irredentisti  attivi  nelle  zone strategiche dell’Europa come Balcani, Alsazia, Lorena, Trentino e Trieste.

 

19luglio1914  Ultimatum dell’Austria alla Serbia dopo l’attentato all’arciduca

il Governo serbo ha tollerato, anzi favorito la propaganda irredentista, che ha causato l’assassinio dell’Arciduca Francesco Ferdinando, preparato  con la connivenza di ufficiali e impiegati governativi . Una commissione austriaca  sta giungendo in Serbia dove  eseguirà indagini in collaborazione con le autorità serbe per individuare gruppi sediziosi e reprimerli. La presente comunicazione esige una risposta dal governo serbo entro 24 ore

Se il Governo serbo non accetterà le imposizioni  di Vienna, l’impero sarà costretto a rompere qualsiasi rapporto di collaborazione con Belgrado.

 

La sera stessa la Serbia  annunciò che si rifiutava  di scendere a patti, non solo, ma  impedì l’ingresso della commissione di controllo austriaca.

Dopo pochi giorni  di frenetiche consultazioni, l’ Austria emise la dichiarazione di guerra il 28 luglio del 1914. In Italia, una lunga e controversa seduta del consiglio dei ministri l’1 agosto 1914 affrontò il problema della partecipazione alla guerra . Il discorso del ministro Salandra sintetizzò  le conclusioni del dibattito
…… la ripugnanza del popolo italiano alla guerra e l’impreparazione militare e finanziaria della nazione;  il carattere offensivo della guerra contrastante con il carattere difensivo e pacifico contenuto nei trattati della Triplice Alleanza, la consapevolezza che  la guerra austro-serba pregiudica gl’interessi italiani nell’Adriatico e viola i patti dell’alleanza, in particolare l’articolo VII (nel quale si prevedeva il mantenimento dello Status Quo dei Balcani oppure un compenso per l’Italia) per queste considerazioni l’Italia si dichiara sciolta da qualsiasi impegno”.

Il 3 agosto 1914 un manifesto del Governo annunziava ufficialmente la neutralità Italiana nel conflitto europeo
Il telegramma da Roma che notificava a GUGLIELMO II la decisione dell’Italia di restare neutrale, fu accolto dal Kaiser con una sfuriata isterica nella quale tra altre ingiurie al re e all’Italia, disse

” Un comportamento inaudito e sleale  …Ma me l’aspettavo da quell’ ipocrita nano farabutto che non ho mai sopportato…”.

 

Dal 14 agosto 1914 al 24 maggio 1915  si svolse in Italia la polemica tra neutralisti

( socialisti, cattolici e giolittiani ) ed interventisti ( democratici, irredentisti socialisti di Mussolini). L’intervento alla guerra fu deciso con il patto segreto di Londra stipulato con l’intesa il 26 aprile 1915 che impegnava l’Italia ad entrare in guerra con la promessa di ottenere Trentino, sud Tirolo, Istria e Dalmazia.

La dichiarazione di guerra all’Austria del 24 maggio 1915 pose l’Italia di fronte a una prova terribile, nella quale al pesante numero dei caduti, si contrapposero sempre progressi modestissimi nell’avanzata del nostro esercito

Mussolini Diario di guerra  27 settembre 1915

Da ieri mattina non abbiamo in corpo che un sorso freddo di caffè. Piove sempre. Stanotte non ho chiuso occhio. Mi trovavo sotto la tenda con un tal Iannazzone, un contadino del beneventano che gemeva:    Madonna mia bella, Madonna santa!

– Basta, basta, iannazzone – gli ho detto

– Non credete  in Dio voi?-  mi ha chiesto

Non ho risposto.  Per ingannare il tempo ricordavo le poesie imparate al tempo felice della mia giovinezza. Mi è tornata alla memoria La caduta di Parini. Strofa a strofa sono giunto ai versi

E il cappello e il vano baston

dispersi nella via, raccolse

Poi non mi sono ricordato più nulla

Il conflitto si rivelò lungo ed estenuante, e fu definito  “Guerra di Trincea” perché  si svolse per la maggior parte in camminamenti scavati nel terreno dove i sodati si riparavano dal fuoco nemico

Ungaretti Veglia   Cima Quattro il 23 dicembre 1915

Un’intera nottata

buttato vicino

a un compagno

massacrato

con la sua bocca

digrignata

volta al plenilunio

con la congestione

delle sue mani

penetrata

nel mio silenzio

ho scritto

lettere piene d’amore

Non sono mai stato

tanto attaccato alla vita

 

La guerra getta sui fronti per quattro anni contadini di tutte le regioni d’Italia. Essi per poter comunicare imparano a mettere da parte l’uso dei dialetti nativi e parlano una lingua unitaria, un italiano popolaresco venato di regionalismi Questo italiano popolare affiora nei documenti, nelle canzoni e nelle migliaia di sentenze con le quali i tribunali militari condannano i tentativi di diserzione, le insubordinazioni, le

fraternizzazioni con il nemico

Sentenza 1

F.R. ha ammesso in udienza di aver proferito parole contro la guerra che potevano anche interpretarsi come istiganti alla rivolta. I testimoni hanno confermato che questo soldato è un pessimo soggetto militare, contrario alla guerra e dannoso perché, discreto parlatore, riesce ad infiltrarsi nell’animo di elementi ignoranti

Condannato a 22 anni per insubordinazione

Sentenza 2

Il 15 aprile 1917 indirizzava alla moglie una cartolina con espressioni denigratorie della guerra  “Cara moglie ti scriva questa cartelina per darti notizie della mia buona salute. Ti fo sapere che di licenze non se ne parla solo si pensa a fare  marce e struzioni e non ci fanno stare nemmeno qualche ora per farci un poco di pulizia Se uno casca a terra che è mezzo morto di fame e di malattia non ci credono. Io prego Dio che  la faccia finire presto

Condannato a due  mesi per lettera denigratoria

Lettera di una vedova 29 gennaio 1918

Eccellenza

Sono due mesi che il mio consorte è stato fucilato e io era ignara di tutto; però se ha meritata la pena allora mi rassegno . Ma se è stato per false denunzie allora prego la S.V. che prenda informazioni che sono vedova e con un figlio e digiuna nel vero senso della parola La saluto .  Devotissima serva A.C.

U.C. fucilato per insubordinazione il 29 novembre 1917  La lettera non ebbe mai risposta

.

La grande guerra venne definita guerra totale, in quanto non andò a gravare solamente sui paesi che ne uscirono sconfitti ma anche sui vincitori , che subirono gravissime perdite di uomini oltre che  di capitali

Popolazione Italiana prima dell’entrata in guerra 37.000.000 di cui emigrati 4.000.000.

Arruolati 5.900.000 circa 1/6 della popolazione, se si considera che le famiglie italiane censite erano circa 7.700.000 (per una media di circa 4,6 persone a famiglia) si può affermare che i 4/5 di esse fu coinvolta nella guerra.

Per esempio è stato calcolato che in Toscana un uomo su due (esclusi vecchi e bambini) fu impegnato nell’esercito: su un totale di 900.000 persone i mobilitati furono 450.000 di cui 275.000 nell’esercito combattente,gli altri nelle retrovie e nelle produzioni di guerra.

Alla fine della guerra i morti furono 750.000 (con età media di 25 anni) di cui 100.000 morti in prigionia. I feriti furono 900.000

 

 

Con la  guerra il popolo aveva   subito le gravi conseguenze della  ” Vittoria mutilata” una vittoria bellica che non aveva dato i risultati sperati. Non c’erano risorse per le pensioni ai reduci, le industrie faticavano a riconvertirsi da belliche a civili, i prezzi dei prodotti lievitavano a vista d’occhio e portarono alla miseria i ceti -borghesi e  quanti vivevano di redditi fissi. I grandi imprenditori industriali, banchieri e azionisti, invece, realizzarono grandi profitti e conquistarono  il controllo sempre più stretto dello Stato. Della crisi approfittò Mussolini, capo del partito Fascista, il quale conquistò’ il potere con la marcia su Roma del 1922

Il 16 novembre 1922 Mussolini presentò il suo nuovo governo alla Camera con un discorso molto convincente infatti ottenne la fiducia con 316 voti a favore, 116 contrari e 7 astenuti.

io sono qui per difendere e potenziare al massimo grado la rivoluzione delle «camicie nere», inserendola intimamente come forza di sviluppo, di progresso e di equilibrio nella storia della Nazione. Mi sono rifiutato di stravincere, e potevo stravincere Con 300 mila giovani armati di tutto punto quasi misticamente pronti ad un mio ordine, io potevo castigare tutti coloro che hanno diffamato e tentato di infangare il Fascismo. Potevo fare di questa aula sorda e grigia un bivacco di manipoli: potevo sprangare il Parlamento e costituire un Governo esclusivamente di fascisti. Potevo: ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto.

Alle elezioni del 6 aprile 1924, la “Lista Nazionale” ottiene il 60,1% dei voti e 356 deputati Le consultazioni si svolgono in un clima di violenza ed intimidazione, abusi e   brogli perpetrati dai fascisti, che  vengono denunciati il 30 maggio dal deputato socialista Giacomo Matteotti con un duro discorso alla Camera col quale chiede di annullare il risultato delle elezioni. Il discorso provoca una seduta concitata, dove alcuni esponenti della Lista Nazionale abbandonano l’Aula per protesta contro le accuse lanciate da Matteotti. Il 10 giugno 1924 Matteotti è rapito e assassinato per mano di squadristi fascisti. L’evento provoca l’abbandono del parlamento da parte dei deputati d’opposizione, i quali si riuniscono sull’Aventino per protesta nei confronti del rapimento. Mussolini che pure viene indicato come il mandante, non viene imputato nel processo, che porta alla condanna a sei anni per omicidio preterintenzionale di tre militanti fascisti Significativamente una canzonetta dell’epoca recita:

« Or, se a ascoltar mi state,
canto il delitto di quei galeotti
che con gran rabbia vollero trucidare
il deputato Giacomo Matteotti,

Erano tanti:
Viola Rossi e Dumin,
il capo della banda
Benito Mussolin. »

Il culto della velocità, l’amore per le soluzioni violente, il disprezzo per le masse e nello stesso tempo la tendenza al dominio ipnotico delle folle, l’esaltazione del sentimento nazionale, l’antipatia per la burocrazia, sono tutte tendenze passate nel fascismo dal futurismo . Il Futurismo  è una corrente artistica italiana del XX secolo il capo storico è ft marinetti e l’atto di nascita è il manifesto che costituisce Il primo vero segno della propaganda fascista

Noi vogliamo cantare  l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Un’ automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo… un’automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bella della Vittoria di Samotracia.

l nazismo

Il Partito nazionalsocialista dei lavoratori nacque in Germania nel 1920 e Hitler ne assunse la presidenza a luglio del 1921  Il 30 gennaio 1933 il presidente Hindenburg nominò Cancelliere Hitler, che non avendo la maggioranza assoluta per governare, indisse le elezioni per il 5 marzo 1933, che si svolsero in un clima di  terrore e violenza provocato dalle squadre d’assalto comandate da Ernest Ròhm . Raggiunto il suo scopo Hitler nella notte del 30 giugno 1934 (la notte dei lunghi coltelli) fece uccidere Ròhm e i suoi luogotenenti  . Quando Hindenburg morì, nel1934, Hitler, che in quanto già capo del governo non poteva diventare anche Presidente del Reich , creò per sé una nuova carica, quella del Führer, che in pratica gli consentì di avere i poteri del capo di stato. Dal 1934 sino alla sua morte in Germania non ci furono altri  Presidenti del Reich.

Da “Main Kampf “  di Adolf Hitler  pubblicato il 18 luglio 1925

Fedeltà, dedizione e silenzio devono essere alla base di una grande nazione

Gli ebrei non furono mai nomadi, ma sempre e soltanto parassiti

Ciò che l’ebreo produce in campo artistico è o furto o paradosso. Gli mancano le qualità geniali delle razze dotate di valori.

In un mondo imbastardito e “negrizzato” sarebbero persi i concetti dell’umanamente bello e sublime

.La forza non sta nella difesa ma nell’attacco

Io credo di agire nel senso del Creatore del mondo: in quanto mi difendo dagli ebrei e  lotto per le opere del Signore

Seconda guerra mondiale

Nel 1938 Hitler iniziò il suo programma di espansione: unì l’Austria alla Germania e invase la Cecoslovacchia. La Francia e la Gran Bretagna volevano evitare il conflitto ma quando la Germania occupò la Polonia entrarono in guerra.
Nella primavera del 1940 la Germania attaccò la Norvegia, la Danimarca, il Belgio, l’Olanda ed, infine, la Francia. Il 14 giugno Parigi venne invasa ed il 23 giugno la Francia si arrese.
Iniziarono  le deportazioni di Ebrei e di oppositori al regime ai campi di lavoro forzato a scopo di rieducazione e recupero. Dal 41 al 45 invece si ritenne migliore la “soluzione finale” cioè lo sterminio sistematico di ogni singolo civile avverso al regime e di ogni singolo ebreo

Se questo è un uomo

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
(Primo Levi, Se questo è un uomo, 1947)

Il 10 Giugno del 1940 l’Italia entrò in guerra, a fianco della Germania, perché Mussolini pensava che la guerra stesse per finire.
La Gran Bretagna respinse gli attacchi aerei dei nazisti pur subendo drammatici bombardamenti.  la RAF inflisse pesanti perdite ai Tedeschi che alla fine furono costretti a rinunciare all’idea di invadere la Gran Bretagna
Tramontava così il sogno di una guerra lampo, cioè vittoriosa in breve tempo

Brecht

Il fuhrer vi racconterà: la guerra

dura quattro settimane. Quando verrà l’autunno

sarete di ritorno. Ma

l’autunno verrà e se ne andrà

e verrà ancora e se ne andrà molte volte, e voi non

sarete di ritorno.

L’Imbianchino vi racconterà: le macchine

ce la faranno per noi. Ben pochi

dovranno morire. Ma

voi morirete a centinaia di migliaia, quanti

mai in nessun luogo se n’è visti morire.

Quando sentirò che siete al Capo Nord

e in India e nel Transvaal, saprò tutt’al più

dove un giorno si potranno trovare le vostre tombe.

Nel 1941 la Germania intervenne a sostegno delle forze italiane in Africa e nei Balcani, ma lo sforzo maggiore dell’esercito tedesco fu l’invasione della Russia.

Il 7 dicembre 1941  Il Giappone attaccò e distrusse quasi metà della flotta degli Stati Uniti nel porto di Pearl Harbour (Hawaii). Il giorno dopo gli Stati Uniti e la Gran Bretagna dichiararono guerra al Giappone, che venne subito sostenuto da Germania ed Italia. La guerra così divenne veramente mondiale.
Il 9 e il 10 luglio 1943 gli Alleati anglo-americani sbarcarono in Sicilia e la conquistarono entro il mese di Agosto, accolti dalla popolazione come dei liberatori, iniziando la marcia verso il Nord. Era chiaro che gli italiani volevano la fine della guerra, ma erano anche stanchi del fascismo.

Salvatore Quasimodo  Milano, agosto 1943

Invano cerchi tra la polvere,
povera mano, la città è morta.
E’ morta: s’è udito l’ultimo rombo
sul cuore del Naviglio. E l’usignolo
è caduto dall’antenna, alta sul convento,
dove cantava prima del tramonto.
Non scavate pozzi nei cortili:
i vivi non hanno più sete.
Non toccate i morti, così rossi, così gonfi:
lasciateli nella terra delle loro case:
la città è morta, è morta!


Di fronte a questa situazione il Gran Consiglio del Fascismo votò la sfiducia a Mussolini (25 luglio 1943). Il re fece arrestare Mussolini ed affidò il compito di formare il nuovo Governo al maresciallo Badoglio.
Il nuovo Primo Ministro firmò a Cassibile, in Sicilia a settembre del 1943, l’armistizio con gli Alleati
Ciò scatenò la reazione dei Tedeschi che occuparono la penisola e liberarono Mussolini. Nel Nord Italia si formò così la Repubblica di Salò, guidata da Mussolini, che voleva continuare la guerra a fianco dei Tedeschi. Nel Sud continuò ad esistere il Regno d’Italia che si schierò dalla parte degli Alleati.

Badoglio lesse il suo discorso alle 19.42 dai microfoni dell’EIAR

« Il governo italiano, riconosciuta l’impossibilità di continuare l’impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo .Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza 

L’8 settembre 1943 molti italiani sperarono che la guerra fosse finita. Invece stava iniziando la fase più drammatica che portava gli italiani stessi a combattere tra di loro. Iniziò così la guerra di liberazione che vide in azione i partigiani coordinati dal Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) Chi erano i partigiani   ?

Calamandrei in “ Camerata Kesselring”

……..uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA

L’esercito italiano contava di  3430000 richiamati

I caduti  furono 444000

Mutilati feriti invalidi sui vari fronti e per l’intero periodo bellico 1940/1945: circa 320.000.

Prigionieri  sui vari fronti durante il periodo 1940/1943: 621000

i caduti per la Resistenza italiana (in combattimento o uccisi a seguito della cattura)sono stati complessivamente circa 44.700; altri 21.200 rimasero mutilati ed invalidi; tra partigiani e soldati regolari italiani caddero combattendo almeno in 40.000

Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana

Carissimi, mamma, papà, fratello sorella e compagni tutti,

mi trovo senz’altro a breve distanza dall’esecuzione. Mi sento però calmo e muoio sereno e con l’animo tranquillo. Contento di morire per la nostra causa: il comunismo e per la nostra cara e bella Italia.  Voglio che voi siate fieri ed orgogliosi del vostro Albino che sempre vi ha voluto bene

Babbo e Mamma

state tranquilli – sono sereno in quest’ora solenne. In coscienza non ho commesso delitti: ho protetto e nascosto un giovane e ho  amministrato i sacramenti ai partigiani, e cioè ho fatto il prete Che il Signore accetti il sacrificio di questa piccola insignificante vita in riparazione di tanti peccati – e per la santificazione dei sacerdoti.

Gli Alleati il 6 giugno 1944, sbarcarono in  Normandia e liberarono la Francia Ad est, intanto, la Germania subì una forte controffensiva russa. Nel 1945 la sorte della Germania appariva segnata. Il 30 settembre Hitler si tolse la vita. Nella Berlino  occupata dai Russi, il 7 Maggio 1945 l’ammiraglio Donitz firmava la resa senza condizioni della Germania.

La resa del Giappone avvenne Il 2 settembre 1945 solo dopo che due bombe atomiche avevano distrutto le città di Hiroshima e Nagasaki.

Le maggiori città dell’Italia settentrionale si liberarono prima dell’arrivo degli Alleati: Torino (18 aprile), Bologna (19 aprile), Genova (23 aprile), Milano (25 aprile).

Per la sua attività antifascista la città di Genova è insignita di medaglia d’oro al valor militare con la seguente motivazione:

I caduti il cui sangue non è sparso invano, i deportati il cui martirio brucia ancora nelle carni dei superstiti, costituiscono il vessillo che alita sulla città martoriata e che infervorò i partigiani a proseguire nella epica gesta sino al giorno in cui il suo popolo suonò la diana della insurrezione generale.

Piegata la tracotanza nemica, otteneva la resa del forte presidio tedesco, salvando così il porto, le industrie e l’onore. Il valore, il sacrificio e la volontà dei suoi figli ridettero alla madre sanguinante la concussa libertà e dalle sue fumanti rovine è sorta nuova vita santificata dall’eroismo e dall’olocausto dei suoi martiri. – 9 settembre 1943 – Aprile 1945